Sì all’area di crisi complessa, in Vibrata arrivano gli aiuti

12 Febbraio 2016

Il ministro Guidi firma il decreto, è la sesta in Italia e la prima interregionale: riguarda anche l’Ascolano

TERAMO. La Val Vibrata-Tronto è la sesta area di crisi complessa in Italia. Il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ha formato il decreto di riconoscimento della prima area di crisi complessa interregionale. A otto anni da quel protocollo Vibrata-Tronto su cui entrambi i territori riponevano speranze per cercare di contenere una crisi che poi ha desertificato le rispettive aree industriali, il progetto di rilancio diventa concreto.

REGIONE E PROVINCIA. «Un provvedimento importante che siamo riusciti a costruire nel giro di poche settimane», dichiara l’assessore regionale allo sviluppo economico Giovanni Lolli, «è un grande passo avanti, abbiamo una delle sei aree complesse d'Italia. Certo, non è la soluzione di tutti i problemi, ma così potremo accedere in tempi brevi ai fondi della legge 181.Per le aree complesse si attribuisce un plafond, sempre nell'ambito della legge che è stata rifinanziata: i fondi possono essere usati sia come aiuti alle imprese, sia per particolari infrastrutture a servizio delle aziende, noi per esempio abbiamo indicato la pedemontana Abruzzo-Marche. Non solo: essere un’area di crisi complessa ci consentirà di accedere a tutta una serie di altri strumenti». A breve, annuncia Lolli, si terrà un incontro con Marco Calabrò, il dirigente del Mise che si occupa aree di crisi. «Ora si deve individuare la governance che porta avanti l’iter», interviene Renzo Di Sabatino, presidente della Provincia che ha seguito la pratica con la Regione, «fino ad arrivare all’accordo quadro fra ministero, Regioni ed enti locali per stabilire interventi e progetti specifici, anche sulle infrastrutture. E’ nostro interesse procedere velocemente». «E’ una grande opportunità per la nostra vallata», commenta l’assessore regionale Dino Pepe, «che dal 2008 ha perso 5800 posti di lavoro. Possono arrivare risorse importanti per nostra economia dallo Stato, a cui si aggiungeranno quelli stanziati da Regioni e Provincia. Ora bisogna sviluppare i progetti, costituire un tavolo con le imprese e le istituzioni». Pepe sottolinea che due passi basilari sono stati il riconoscimento della Vibrata come Area 107.3c, in cui si può derogare ai limiti agli aiuti di Stato, deliberato un anno fa dalla giunta D'Alfonso e il collegamento forte con le Marche.

Più che soddisfatto, l’onorevole Giulio Sottanelli: «Spero che il territorio, il tessuto produttivo e le istituzioni siano pronte a recepire al più presto questa opportunità e a trasformarla in occasioni concrete. Il mio auspicio è che dei frutti di tale accordo possa beneficiare tutto il tessuto produttivo e occupazionale della provincia di Teramo che vive una crisi profonda dal punto di vista economico, dalla costa alle aree interne».

LA VAL VIBRATA. Il presidente dell’Unione dei Comuni Val Vibrata, Leandro Pollastrelli ritiene che «sarà una grande occasione per il territorio, gli imprenditori e la politica per il rilancio di un'area che vale. conosco tanto la vallata del Vibrata quanto del Tronto: per fortuna dopo tanto parlare del piano di rilancio adesso arrivano certezze».

LE IMPRESE. Sul fronte delle imprese soddisfazione ma anche prudenza. Nicola Di Giovannantonio, direttore di Confindustria osserva che «sicuramente può essere un'opportunità, ma considerando quello che è accaduto in altre aree del paese bisogna essere molto rigidi. In alcuni posti non ha creato la riconversione industriale che tutti si aspettavano.In quest’ambito c'è la possibilità che intervenga Invitalia in qualche progetto. Bisogna valutare molto attentamente quali sono i progetti e come questi si calano nel territorio. Sicuramente produrrà un investimento pubblico».

«E’ una partita che imprese, sindacati e istituzioni giocheranno insieme», afferma Gloriano Lanciotti, direttore della Cna, «intanto bisogna capire di quali risorse parliamo. Avevamo chiesto 20 milioni nel patto stilato anni fa fra imprenditoriali e sindacati. In quell'area, ma non solo lì, visto che l'indotto riguarda tutta la provincia, dobbiamo attrarre nuove realtà imprenditoriali, riorganizzare quelle esistenti. E non guardare solo alle grandi imprese ma anche alle piccole e medie, il vero tessuto imprenditoriale teramano».

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