Tagliati i primi pini storici Presentata una denuncia

I consiglieri di opposizione e Teramo nostra manifestano davanti alla Noè Lucidi «La Forestale non ha scritto che era obbligatorio abbatterli e che erano malati»
TERAMO. ll taglio dei pini davanti alla Noé Lucidi finisce in denuncia. A firmarla sono stati i consiglieri comunali del Pd Manola Di Pasquale e Alberto Melarangelo al culmine della protesta che ieri mattina li ha visti protagonisti, insieme al capogruppo Gianguido D'Alberto e ai rappresentanti di Teramo Nostra e altre associazioni, nella zona del cantiere. La manifestazione, con tanto di cartelli contro l'abbattimento degli alberi, è iniziata quando ormai una parte del temuto "scempio" era già in corso.
«I primi due pini sono stati tagliati alle sette», racconta Melarangelo, «e per questo ci siamo mobilitati andando sul posto». Per il Comune quelle piante sono pericolanti, rischiano di crollare da un momento all'altro, e vanno tolte di mezzo per lasciare spazio ai parcheggi che saranno ricavati nello spazio liberato con il ridimensionamento del marciapiede davanti alla scuola. L'abbattimento è seguito dall'assessore ai lavori pubblici Giorgio Di Giovangiacomo che consegna ai manifestanti il rapporto del corpo forestale che certifica la necessità dell'operazione. Sulla scorta di quel documento e della successiva ordinanza firmata dal sindaco Maurizio Brucchi nelle prossime ore saranno tagliati altri sei alberi: altri due lungo il marciapiede trasformato in cantiere, tre nei pressi del tribunale e uno nell'aiuola che divide via Noé Lucidi dalla zona della rotatoria di porta Madonna. «La Forestale ha espresso solo un parere», sottolinea Melarangelo, «espresso dopo un sopralluogo successivo all'avvio dei lavori e nel quale si evidenziano problematiche per le radici». Nel testo, secondo il consigliere, non c'è alcun riferimento alla precarietà dello stato di salute dei pini né tantomeno figura l'obbligo di abbatterli e di ripiantarne altri. «C'è solo l'ordinanza di autorizzazione dell'abbattimento», fa sapere Melarangelo, «emessa dal sindaco il 10 agosto ma sprovvista di numero di protocollo».
Troppo poco per considerare quegli alberi malati e farli a pezzi con il vago impegno di rimpiazzarli quanto prima. «Non erano pini monumentali e di conseguenza vincolati», precisa il consigliere del Pd, «ma non potevano essere tagliati in modo indiscriminato». Il consigliere ne fa una questione d'immagine e di estetica della città. «Bisogna essere chiari», afferma, «e scegliere tra il traffico senza limiti o la difesa del centro storico». Secondo lui davanti alla scuola non ci sarà spazio per i parcheggi e per nuove piante, nonostante Di Giovangiacomo si sia detto disponibile a condividere con i manifestanti la scelta delle essenze arboree da mettere a dimora. Melarangelo, però, sottolinea la necessità di un altro atto non ancora consegnato. «Manca la richiesta di abbattimento degli alberi formulata dal direttore dei lavori», spiega, «perché l'intervento non era previsto nel progetto».
Il Pd contesta anche la scelta di ridimensionare il marciapiede allargato poco più di dieci anni fa dall'amministrazione di centrosinistra guidata da Angelo Sperandio. La richiesta di sospensione dei lavori, però, è stata respinta dall'assessore. Così, per fare chiarezza sul taglio dei pini, i consiglieri del Pd hanno presentato la denuncia alla Forestale. «Non è possibile trattare la cosa pubblica in questo modo», conclude Melargangelo, «lo stato di salute degli alberi andava accertato con una perizia di un tecnico, ma l'amministrazione li ha fatti abbattere di fretta». La protesta proseguirà anche oggi, con una sorta di presidio davanti al cantiere.
Gennaro Della Monica
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