Tamponi obbligatori all’Aquila Gli edili teramani in rivolta

5 Maggio 2020

Oltre mille lavoratori ieri non sono andati nei cantieri del capoluogo per l’ordinanza del sindaco Biondi L’Aniem si convenziona con lo Zooprofilattico ma protesta. E l’Ance non esclude un ricorso al Tar

TERAMOI. La fase 2 non è cominciata per almeno un migliaio di operai impiegati nei lavori della ricostruzione all’Aquila. L’ordinanza del sindaco Pierluigi Biondi che impone l’effettuazione di tamponi a tutti gli operai nei cantieri, arrivata a tre giorni dalla fase 2, ha suscitato la forte protesta delle imprese edili teramane, molte delle quali sono impegnate all’Aquila. La prima a reagire è stata l’Ance che l’ha giudicata «un’iniziativa tardiva e isolata che non ha alcun precedente giuridico e che quantomeno necessitava di regolamentazione da parte della Regione, data la sua delega sanitaria». L’associazione costruttori ha chiesto chiarimenti ai ministeri competenti e non esclude un ricorso al Tar.
Insorge anche l’Aniem, il collegio dei costruttori che ha molte aziende associate impegnate all’Aquila. Le imprese ieri non hanno fatto ripartire i cantieri aquilani, ma quelli che hanno in altri comuni, vicinissimi al capoluogo, dove non bisogna fare i tamponi. «La sicurezza e la salute sono al primo posto, ma ci vuole rispetto nel fare i provvedimenti», esordisce Fiorenzo Polisini, presidente dell’Aniem, «l’ordinanza del sindaco dell’Aquila proprio per il coinvolgimento di tantissimi lavoratori andava pianificata per tempo e non il giorno prima della ripartenza, visto che il 1° maggio era festa e il 2 e il 3 sabato e domenica. Una regia regionale sarebbe stata auspicabile, qui invece sembra che ognuno vada per la sua strada. A cosa servono i protocolli, settimane di riunioni, se dopo qualsiasi sindaco può prendere altre decisioni? I dati dei cantieri aquilani si conoscevano anche due mesi fa, perché aspettare l’ultimo momento?».
Intanto l’Aniem ha preso contatti con l’istituto zooprofilattico e oggi firmerà una convenzione per l’analisi dei tamponi. Il direttore dell’Aniem Alfonso Savini fa notare che avrebbe avuto più senso per evitare il contagio prevedere per tempo tamponi preventivi e non dare 14 giorni per farli dalla ripresa lavori come stabilisce l’ordinanza. Tamponi che vanno ripetuti ogni 14 giorni. «Oltre al danno la beffa: sostenere costi altissimi (sui 20mila euro al mese per cento lavoratori, ndr) per fare i tamponi oggi col rischio di avere ugualmente un positivo in azienda domani, magari per ragioni estranee alla stessa, con tutte le conseguenze del caso!», fa notare. A questo punto l’Aniem pretende che siano sottoposti a tampone anche il personale tecnico e amministrativo e chiunque abbia accesso in cantiere, come direttori lavori, coordinatori per la sicurezza. «Nel frattempo che – ci auguriamo – qualcuno, Prefetto e soprattutto la Regione, intervenga facendo annullare l’ordinanza», conclude Polisini, «ci siamo dovuti organizzare e così abbiamo definito con lo Zooprofilattico una convenzione. I prelievi non saranno fatti dalla Asl, che non può assolutamente sottoscrivere protocolli di questo tipo: sarà onere delle imprese, l’ennesimo, rivolgersi a infermieri privati. Per il futuro ci aspettiamo maggiore attenzione dalla politica verso le problematiche delle imprese e un rinnovato rispetto per un settore che sostiene da anni l’economia regionale».
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