Tamponi obbligatori all’Aquila Gli edili teramani in rivolta

Oltre mille lavoratori ieri non sono andati nei cantieri del capoluogo per l’ordinanza del sindaco Biondi L’Aniem si convenziona con lo Zooprofilattico ma protesta. E l’Ance non esclude un ricorso al Tar
TERAMOI. La fase 2 non è cominciata per almeno un migliaio di operai impiegati nei lavori della ricostruzione all’Aquila. L’ordinanza del sindaco Pierluigi Biondi che impone l’effettuazione di tamponi a tutti gli operai nei cantieri, arrivata a tre giorni dalla fase 2, ha suscitato la forte protesta delle imprese edili teramane, molte delle quali sono impegnate all’Aquila. La prima a reagire è stata l’Ance che l’ha giudicata «un’iniziativa tardiva e isolata che non ha alcun precedente giuridico e che quantomeno necessitava di regolamentazione da parte della Regione, data la sua delega sanitaria». L’associazione costruttori ha chiesto chiarimenti ai ministeri competenti e non esclude un ricorso al Tar.
Insorge anche l’Aniem, il collegio dei costruttori che ha molte aziende associate impegnate all’Aquila. Le imprese ieri non hanno fatto ripartire i cantieri aquilani, ma quelli che hanno in altri comuni, vicinissimi al capoluogo, dove non bisogna fare i tamponi. «La sicurezza e la salute sono al primo posto, ma ci vuole rispetto nel fare i provvedimenti», esordisce Fiorenzo Polisini, presidente dell’Aniem, «l’ordinanza del sindaco dell’Aquila proprio per il coinvolgimento di tantissimi lavoratori andava pianificata per tempo e non il giorno prima della ripartenza, visto che il 1° maggio era festa e il 2 e il 3 sabato e domenica. Una regia regionale sarebbe stata auspicabile, qui invece sembra che ognuno vada per la sua strada. A cosa servono i protocolli, settimane di riunioni, se dopo qualsiasi sindaco può prendere altre decisioni? I dati dei cantieri aquilani si conoscevano anche due mesi fa, perché aspettare l’ultimo momento?».
Intanto l’Aniem ha preso contatti con l’istituto zooprofilattico e oggi firmerà una convenzione per l’analisi dei tamponi. Il direttore dell’Aniem Alfonso Savini fa notare che avrebbe avuto più senso per evitare il contagio prevedere per tempo tamponi preventivi e non dare 14 giorni per farli dalla ripresa lavori come stabilisce l’ordinanza. Tamponi che vanno ripetuti ogni 14 giorni. «Oltre al danno la beffa: sostenere costi altissimi (sui 20mila euro al mese per cento lavoratori, ndr) per fare i tamponi oggi col rischio di avere ugualmente un positivo in azienda domani, magari per ragioni estranee alla stessa, con tutte le conseguenze del caso!», fa notare. A questo punto l’Aniem pretende che siano sottoposti a tampone anche il personale tecnico e amministrativo e chiunque abbia accesso in cantiere, come direttori lavori, coordinatori per la sicurezza. «Nel frattempo che – ci auguriamo – qualcuno, Prefetto e soprattutto la Regione, intervenga facendo annullare l’ordinanza», conclude Polisini, «ci siamo dovuti organizzare e così abbiamo definito con lo Zooprofilattico una convenzione. I prelievi non saranno fatti dalla Asl, che non può assolutamente sottoscrivere protocolli di questo tipo: sarà onere delle imprese, l’ennesimo, rivolgersi a infermieri privati. Per il futuro ci aspettiamo maggiore attenzione dalla politica verso le problematiche delle imprese e un rinnovato rispetto per un settore che sostiene da anni l’economia regionale».
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