Tari, le famiglie pagheranno di più

24 Marzo 2018

Il carico della spesa per i rifiuti sarà invertito rispetto al passato: le utenze domestiche copriranno il 60%, le aziende il 40

TERAMO. Le famiglie pagheranno di più, le aziende meno. È la mossa concepita dal commissario del Comune Luigi Pizzi per far quadrare i conti della raccolta differenziata dei rifiuti. La spesa per il “porta a porta” gestito dalla Team è ripartita tra le due tipologie di utenze che la coprono tramite il pagamento della Tari: domestiche e aziendali. Il commissario, dunque, nel fissare la percentuale a carico di ciascuno per l’anno in corso ha deciso di invertire le proporzioni. Se, dunque, nel 2017 le famiglie hanno coperto il 40% dell’esborso per raccolta domiciliare e smaltimento del pattume, che ammonta a circa 10 milioni di euro, e alle imprese è stato caricato il restante 60%, per il 2018 il rapporto sarà diametralmente opposto. Di conseguenza le aziende si ritroveranno bollette della Tari più leggere rispetto alle annualità precedenti, mentre le famiglie dovranno pagare un po’ di più, suddividendo tra loro la quota del 20% di cui saranno sgravate le attività produttive.
La scelta segue una logica precisa. «L’abbassamento del costo servirà a dare sostegno dalle imprese», spiega il commissario, «e alla fine andrà a beneficio di tutti». Al sacrificio chiesto alle famiglie, in sostanza, corrisponderà un incentivo al sistema imprenditoriale che dà lavoro sul territorio e crea reddito per gli occupati e i loro congiunti. La tendenza a invertire il peso della ripartizione del costo del servizio tra le utenze domestiche e quelle aziendali, per la verità, era stata accennata già l’anno scorso dall’amministrazione decaduta che però aveva comunque mantenuto l’impostazione di fondo di caricare la percentuale maggiore sulle imprese. Si tratta ora di capire, bollette alla mano, quanto inciderà in euro sulle famiglie l’inversione del rapporto. Il pagamento della prima rata della tassa sui rifiuti, tra l’altro, è già scaduto, per cui l’effetto della mossa studiata dal commissario si vedranno sulle successive e soprattutto sul conguaglio di fine anno.
La definizione delle tariffe Tari rientra tra gli adempimenti collegati al bilancio, che stando alle scadenze di legge andrà approvato entro sabato prossimo. Nel documento contabile rientrano anche la i costi a carico degli utenti per i cosiddetti “servizi a domanda individuale”: in pratica asili nido, mense scolastiche, trasporto alunni e utilizzo degli impianti sportivi. In questo caso, complice anche il blocco imposto dal governo agli enti locali per alcune delle prestazioni erogate ai cittadini che ne fanno richiesta, non ci sono stanziali variazioni rispetto all’anno passato. Pizzi ha approvato la delibera con il piano tariffario per il 2018, confermando di fatto quanto stabilito dall’amministrazione che è stato chiamato a rimpiazzare. Così, le rette mensili per gli asili nido oscillano tra 110 e 400 euro a seconda degli orari in cui si usufruisce del servizio, con tre possibili opzioni, e in quale delle sei fasce di reddito Isee rientra la famiglia del bambino iscritto. Sono stati confermati anche gli sconti previsti anche in passato per disabili e nuclei familiari che hanno tre o più bimbi nelle strutture comunali. Per le mese è prevista una quota annuale fissa di 15 euro, più il buono pasto da 3,60 a 4,60 euro in riferimento a quattro fasce Isee. Queste ultime tornano a essere sei per gli scuolabus con esborsi annuali tra 115 e 360 euro. Gli impianti sportivi sono sottoposti ai regimi tariffari previsti nelle convenzioni ancora attive con le società che li gestiscono.
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