Tassa sui rifiuti, i giudici: «Quote in più illegittime»

Roseto, la Corte tributaria respinge l’appello del Comune su bollette appesantite Non dovute somme aggiuntive per 2016 e 2017. Ciancaione: «Sbagliato insistere»
ROSETO. Niente quote aggiuntive a carico dei contribuenti per la tassa sui rifiuti nel biennio 2016-2017. Lo ha stabilito la Corte di giustizia tributaria di secondo grado rigettando gli appelli promossi dal Comune di Roseto contro le sentenze che avevano già escluso la legittimità del pagamento aggiuntivo richiesto dall’ente. L’amministrazione, dunque, non incasserà le somme previste, ma dovrà farsi carico delle spese legali oscillanti tra mille e tremila euro.
«Al Comune costerà davvero tanto aver voluto insistere sugli accertamenti retroattivi», attacca la consigliera di opposizione Rosaria Ciancaione, «solo sulla base di foto aeree del 2018, che sembrano riferirsi al 2013, dopo essere già stato condannato in primo grado con il pagamento di costi di giudizio elevate». Il tema è stato affrontato più volte in consiglio dall’esponente della minoranza. «Ho detto sempre e lo ribadisco», sottolinea, «che le sentenze dovrebbero chiudersi con la restituzione delle somme non dovute, come nel caso della mia mozione approvata all’unanimità nel consiglio del 26 maggio 2022 sulla Tari 2018, in esito alla sentenza del Tar Abruzzo del 2019 sul ricorso presentato da balneatori e commercianti. La mozione fu pure integrata con un emendamento, affinché il Comune predisponesse entro tre mesi un piano di rimborso, anche pluriennale, in modo da consentire la restituzione nell’arco di tre o cinque anni delle maggiori somme pagate”. Ciancaione inoltre ricorda che l’amministrazione impugnò in Cassazione 20 sentenze della commissione tributaria regionale. «Le sentenze riconoscevano ai balneatori e ad altri operatori economici il diritto di pagare somme ricalcolate sulla base della decisione del Tar del 2019 che ne aveva accolto le doglianze», conclude, «questo modo di fare ha interessato anche i ricorsi sulla Tari 2016 e 2017, ai quali si aggiunge sempre il rischio di un giudizio di ottemperanza più volte annunciato dai balneatori sulla sentenza del Tar del 2018. Il Comune deve ricordare, tra l’altro, che un impegno assunto in consiglio non è carta straccia: se si è fatto un errore, sarebbe bene correggersi e non perseverare».
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