Tasse, all’appello mancano 10 milioni

D’Alberto in consiglio lancia l’allarme sui crediti non riscossi: «Il grosso deriva dalla Tari, rischiamo di non incassarli più»
TERAMO. All’appello mancano 10 milioni di euro di tasse non pagate. Sono i cosiddetti “residui attivi”, crediti non riscossi dal Comune nel triennio 2015-2017 per le entrate tributarie. A evidenziare il dato è il sindaco Gianguido D’Alberto nel consiglio comunale dedicato all’assestamento di bilancio. «Continuiamo ad avere problemi di riscossione sui tributi», spiega il primo cittadino, «di oltre 12 milioni di residui ne abbiamo incassati solo due».
Il grosso del disavanzo deriva dalla Tari. Il sistema di pagamento della tassa sui rifiuti, infatti, non aiuta a far quadrare i conti e il timore manifestato in aula dal primo cittadino è che le «somme non introitate nel tempo si trasformino in crediti inesigibili». A quel punto il Comune non avrebbe più alcuna speranza di recuperarle e la sua situazione finanziaria, già critica, si farebbe insostenibile. Sul problema incidono i fallimenti delle prime due ditte incaricate della riscossione in base alla gara indetta dall’ente. «Al momento il servizio è affidato alla terza in graduatoria», spiega D’Alberto, «l’affidamento scadrà a maggio 2019, ma restano difficoltà oggettive».
L’amministrazione sta valutando la possibilità di tornare a gestire in proprio la riscossione. «Allo stato attuale però gli uffici non sono in grado di sostenere anche questo carico», fa notare il primo cittadino, «bisogna prima riorganizzare l’intera macchina amministrativa». Nelle casse comunali mancano anche 17 milioni di euro di fondi assegnati da altri enti per la realizzazione di opere pubbliche. L’assestamento di bilancio, approvato con il voto di astensione dell’opposizione, inserisce comunque 200mila euro per le manutenzioni stradali, con una copertura che arriverebbe dalla vendita di immobili, e stanzia 60mila euro in più per il canile di contrada Carapollo. Anche quest’ultimo, secondo il sindaco, merita però una riflessione approfondita. «Ci costa 500mila euro l’anno», afferma, «paghiamo anche per situazioni che non ci riguardano e così la struttura rischia di andare fuori controllo».
Dall’opposizione partono richiami alla pianificazione sui conti, soprattutto per alleggerire la pressione debitoria, ma la tensione sale al momento dell’elezione dei rappresentanti del Comune nell’assemblea dell’Asp 1, l’azienda dei servizi alla persona che raggruppa le tre case di riposo in Val Vibrata e la “De Benedictis” di Teramo. I gruppi di minoranza puntano sulla designazione di Roberto Canzio, ex assessore che di recente ha chiuso la sua breve militanza nella Lega dopo essere stato rimosso dall’incarico di coordinatore comunale. Il posto all’Asp gli viene dunque assicurato con nove voti e una scheda bianca. Più tortuosa è la scelta nelle file della maggioranza. Il candidato è Mauro Baiocco di “Teramo 3.0” che però non incontra il gradimento del Pd. Ne deriva una lunga sospensione dei lavori, durante la quale i gruppi dell’alleanza si confrontano con il sindaco per trovare l’intesa. Lanfranco Lancione (Insieme possiamo) accusa di Dem di «assalto alla diligenza» e si lascia anche scappare la parola «crisi», ma è solo una fiammata. La maggioranza sopisce i malumori e la designazione di Baiocco passa con 19 preferenze in suo favore e una scheda bianca.
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