Team, salta l’arbitrato su debiti e crediti

26 Novembre 2019

Il collegio si dichiara incompetente. Il sindaco: «Ora basta conflitti. Ma lo statuto va cambiato». Prandin è il nuovo ad

TERAMO. La Team ha il nuovo amministratore delegato, ma deve fare un passo indietro nella controversia con il Comune per i crediti. L’assemblea dei soci riunita ieri pomeriggio è stata caratterizzata dalla presa d’atto delle dimissioni dal consiglio di amministrazione di Pietro Pelagatti. Al suo posto, nel ruolo di amministratore delegato, si è insediato Enrico Prandin, su designazione del socio privato Comir srl. L’avvicendamento è stato conseguenza diretta dell’acquisto, da parte della società veneziana che fa capo a Stefano Gavioli, del 49 per cento della Team finora gestito dalla curatela fallimentare a cui faceva riferimento Pelagatti. Lo statuto della partecipata, infatti, stabilisce che l’indicazione dell’amministratore delegato spetti al partner privato di Comune e Mote, che controllano il restante 51 per cento del capitale azionario. I soci pubblici non hanno voce in capito nella scelta e il sindaco Gianguido D’Alberto la considera una «stortura» che, tra l’altro, contraddice le disposizioni introdotte dalla legge Madia sulle società miste. «Lo statuto va adeguato», sottolinea il primo cittadino, «anche in considerazione del fatto che attualmente il Comune di Teramo è l’unico cliente della società e ne può pertanto scrivere e definire il futuro».
D’Alberto in assemblea ha sollecitato «la verifica del rispetto puntale di tutte le leggi vigenti in materia» chiedendo al collegio sindacale di esprimersi sulla nomina e su tutti gli atti della Team «a tutela della società, dei soci pubblici e dello stesso privato». L’adeguamento statutario invocato dal sindaco dovrà riguardare anche i rapporti di forza tra le due componenti societarie. «È inaccettabile che ci sia ancora uno squilibrio a favore del privato», scandisce D’Alberto, «non più tollerabile perché sono i cittadini teramani che hanno portato avanti la Team, mentre negli ultimi nove anni il privato non ha mai fatto un investimento economico-finanziario».
Per ora il Comune incassa il pronunciamento del collegio arbitrale sui 3,6 milioni di euro richiestigli dalla società per le quote della tassa sui rifiuti non pagate dagli utenti e per altri servizi. L’organismo, a cui avevano fatto ricorso l’ex presidente Pietro Bozzelli e Pelagatti, si è dichiarato incompetente a dirimere la controversia tra committente e società commissionaria. «Questo, di fatto, dimostra la scelta sbagliata da parte del precedente Cda di andare in conflittualità con l’unico soggetto che la tiene in vita», fa notare D’Alberto, secondo cui si tratta di un «segnale importante» anche per il nuovo corso della società. «È necessario abbassare il livello di conflittualità», avverte il sindaco, che in assemblea ha riproposto il tema della regolarizzazione del servizio, affidato in base a un contratto ormai scaduto che comporterebbe l’indizione di una gara in cui tornerebbe in gioco anche il ruolo del socio privato. L’assemblea sarà riunita di nuovo a inizio dicembre per definire il percorso che scriva «una nuova pagina rispetto a un passato assolutamente scellerato».
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