Teatro, parte la denuncia alla Procura

31 Luglio 2024

L’opposizione annuncia anche un esposto alla Corte dei conti sui 450mila euro pagati al negozio per liberare i locali

TERAMO. Teatro comunale: storia tutt’altro che chiusa. Almeno per i gruppi di opposizione in consiglio comunale che annunciano battaglia, leggasi esposti in Procura, dopo il “no” all’istituzione di una commissione d’indagine votato dalla maggioranza nell’ultima assise.
Se il progetto della riqualificazione dell’edificio è entrato nel vivo e i lavori sono partiti, grazie anche all’accordo raggiunto dal Comune col negozio di abbigliamento che occupa il pianterreno, per i consiglieri di minoranza c’è ancora da far chiarezza sugli atti che hanno scandito l’iter e sulla sentenza del Tar che ha bacchettato l’amministrazione circa il comportamento tenuto proprio col privato.
Sulla base di quella sentenza l’opposizione aveva chiesto una commissione di indagine e la bocciatura ha spinto ieri a convocare una conferenza stampa nella quale sono state invocate le dimissioni del sindaco D’Alberto e annunciati ricorsi in Procura e Corte dei conti. Azioni legali volte a capire se e in che misura la vicenda del teatro abbia causato un danno alla città e alle casse dell'ente. I consiglieri hanno bollato il “no” alla commissione come una «gravissima sconfitta alla democrazia, alla trasparenza, alla verità, alla partecipazione e ai cittadini». «La maggioranza ha definito la legittima e doverosa richiesta “un’azione di disturbo, di inquisizione”, evidenziando una totale chiusura al dialogo e una grande paura nei confronti dell’accertamento della verità», ha detto Carlo Antonetti ricordando come la sentenza del Tar abbia dichiarato «apertamente e senza alcun dubbio l’esistenza di un’attività amministrativa palesemente illegittima in quanto contraria ai principi di buona fede e affidamento del privato, che ha cagionato alla ricorrente un danno economico con condotta colposa dell'amministrazione». La sentenza, figlia del ricorso del negozio di abbigliamento, ha condannato il Comune per avere revocato nel dicembre 2023 la concessione dei locali al privato dopo aver dato l’ok al rinnovo pochi mesi prima, quando già l’ente sapeva che sarebbero stati avviati i lavori di riqualificazione. Dopo la condanna a 700mila euro, le parti hanno trovato un accordo per 450mila euro per lo sgombero dei locali. Caso chiuso per il Comune. Non per l’opposizione che rimprovera all’amministrazione la gestione della vicenda, la resistenza a fornire i documenti, la rinuncia a impugnare la sentenza in appello, la non previsione di uno spazio culturale alternativo. «I fatti provati su documenti certi e non smentiti sono gravissimi e necessitano di seri approfondimenti in relazione ai quali ci vediamo costretti a raccogliere l’invito dei consiglieri di maggioranza e, quindi, a rivolgerci alla magistratura», afferma l’opposizione.
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