Teatro romano, appalto in primavera

18 Dicembre 2019

Ci vorranno circa due mesi per integrare il progetto. D’Alberto: «Il via libera nel consiglio del 23 sarà un fatto storico»

TERAMO. Il passaggio nel consiglio comunale di lunedì del recupero del teatro romano non sarà l’ultimo adempimento prima dell’avvio dei lavori, ma comunque «costituirà un momento storico». Ne è convinto il sindaco Gianguido D’Alberto, che cancella così i dubbi sull’efficacia del provvedimento che sarà approvato in aula all’inizio della prossima settimana. «Il progetto è quello definitivo», chiarisce, «e dopo nove anni dalla prima deliberazione quasi unanime sul recupero funzionale del teatro romano il Comune tutto arriva a un punto di arrivo nel percorso iniziato nel 2009 con la firma del protocollo d’intesa con Regione e ministero dei Beni culturali». Le prescrizioni a cui la Soprintendenza regionale ha subordinato il proprio avallo all’intervento saranno acquisite nel progetto a cui la giunta darà il via libera, ma secondo il sindaco non cambieranno la sostanza del provvedimento che sarà approvato in aula.
Per D’Alberto il punto chiave della procedura è l’abbattimento di casa Salvoni e della parte ancora in piedi di palazzo Adamoli, che il consiglio sancirà lunedì con l’approvazione della necessaria variante urbanistica. «Saranno così superate del tutto resistenze», tiene a sottolineare, «che negli ultimi trent’anni non hanno permesso di andare avanti». Proprio questo è lo «straordinario fatto storico» che l’aula suggellerà con il voto di inizio settimana prossima. La successiva approvazione in giunta rientrerà «in una competenza formale» e non si discosterà dal pronunciamento consiliare.
Al progettista palermitano Girolamo Bellomo andrà comunque richiesto il recepimento delle indicazioni arrivate dalla Soprintendenza. L’amministrazione calcola in due mesi il periodo congruo per il riassetto del progetto, che dunque in primavera potrebbe andare in appalto. «I tecnici valuteranno la compatibilità degli adeguamenti», tiene a precisare D’Alberto, «che rientrano nella fisiologia dei rapporti con la Soprintendenza». Da eliminare saranno le passerelle pensate dal progettista per raccordare l’area archeologica con il contesto urbano e andranno riviste le rampe per l’accesso dei disabili. Meno significative sarebbero le prescrizioni sulla copertura, da riconsiderare per lunghezza e cromatura dei pali alberiformi. Il sindaco considera la soluzione adottata uno degli effetti positivi della collaborazione con la Soprintendenza. «Dopo una serie di no inanellati in passato», spiega, «abbiamo ottenuto l’ok in tempi brevissimi». D’Alberto ricorda la decisione, immediatamente successiva al suo insediamento, di eliminare la «sovrastruttura» che era stata prospettata con la precedente amministrazione per salvaguardare l’antica struttura. «Il progetto definitivo esiste, lo abbiamo visto», scandisce il sindaco, che insiste sulla portata dell’atto al vaglio del consiglio. «Non è una medaglietta di cui si fregia l’amministrazione», specifica, «ma un risultato storico per tutta la città».
In approvazione lunedì andrà comunque il primo stralcio dell’intervento destinato al riutilizzo del teatro romano come arena per spettacoli da 600 posti. Lo stanziamento disponibile di quattro milioni di euro, infatti, probabilmente non sarà sufficiente alla realizzazione della copertura leggera a protezione delle fragili gessareniti di epoca imperiale. La demolizione dei due edifici e il recupero dell’ima cavea consentiranno di riqualificare l’area, rendendola fruibile, ma soprattutto secondo il sindaco daranno l’abbrivio a ulteriori contribuzioni statali e regionali per la piena realizzazione del progetto.
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