Teatro romano, c’è la scadenza: recupero completo in tre anni

Il Comune dà il via libera all’aggiornamento dei costi, fissati i tempi per il secondo lotto dell’intervento Procedura telematica per selezionare la ditta, saranno valutate soluzioni tecniche e riduzione di spesa
TERAMO. Serviranno tre anni di lavori per completare il recupero del teatro romano. È la tempistica indicata nell’atto del Comune che dà il via libera all’aggiornamento dei costi dell’intervento sulla base del nuovo prezzario regionale e conferma la procedura avviata per rivitalizzare l’area archeologica dopo l’abbattimento di casa Salvoni e del moncone di palazzo Adamoli. Si tratta di un provvedimento che riallinea gli importi previsti per l’allestimento dell’arena da 600 posti, mantenendo la spesa entro i limiti delle risorse disponibili senza modificare l’assetto del progetto approvato a maggio del 2021. Il dato più significativo che emerge dalla determina dirigenziale, dunque, è quello relativo alle scadenze legate all’intervento. La selezione della ditta, da incaricare tramite l’apposita piattaforma telematica, mira a una doppia finalità: la progettazione esecutiva dell’opera e la sua realizzazione. Su questi due aspetti sono focalizzati i tempi che inizieranno a decorrere dalla consegna dell’appalto. Per la definizione del progetto sono previsti tre mesi, mentre il cantiere andrà chiuso entro 1.095 giorni, ovvero un triennio. Il provvedimento dirigenziale fissa anche le modalità di individuazione dell’impresa appaltatrice. È prevista una gara aperta alla partecipazione di ditte che hanno i requisti elencati nell’atto, con aggiudicazione a quella che avrà presentato l’offerta più vantaggiosa per l’ente.
La valutazione riguarderà due elementi: la qualità tecnica della proposta e il prezzo ribassato rispetto all’importo di 7,2 milioni di euro, senza contare le spesse fisse calcolate a parte, posto a base della gara. Con l’aggiunta di Iva sui vari passaggi dell’opera, oneri per la sicurezza, verifiche preliminari e collaudi l’esborso totale sfiora i 9,8 milioni di euro. I due elementi di valutazione avranno un peso specifico diverso. Considerato il totale di 100 cui fa riferimento l’atto dirigenziale, per la proposta tecnica ce ne sono a disposizione 70, mentre per l’offerta economica il massimo assegnabile è 30. Sono questi, dunque, gli aspetti che caratterizzano il secondo lotto, quello decisivo, per il recupero del teatro romano. Il primo si è sviluppato tra fine dicembre del 2021 e marzo dell’anno scorso con la demolizione di casa Salvoni e della parte ancora in piedi di palazzo Adamoli che per oltre un secolo hanno coperto la cavea e parte degli spalti del monumento di epoca imperiale. Molto più lungo e tortuoso è stato il percorso per arrivare all’acquisizione dei due immobili perfezionata dall’amministrazione, dopo oltre vent’anni di traversie varie, a fine agosto del 2020. La svolta era arrivata a marzo dell’anno prima con il progetto stilato dallo studio dell’architetto palermitano Girolamo Bellomo approvato in consiglio.
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