Teatro romano, edifici demoliti entro un anno

Trent’anni di battaglie, cerimonia per l’acquisizione dei palazzi Salvoni e Adamoli Il sindaco: «Libereremo la cavea ma ora dobbiamo cercare altri finanziamenti»
TERAMO. Le transenne che cingono casa Salvoni danno il segno tangibile della svolta. Sono il simbolo di quella che il sindaco Gianguido D’Alberto definisce «giornata storica» in cui l’edificio, insieme al moncone di palazzo Adamoli che gli è addossato, entrano nel pieno possesso del Comune. Il completamento della procedura di acquisizione dei due immobili, dopo anni di impegni rimasti sulla carta e una trattativa complessa con i proprietari, è la premessa necessaria per il loro abbattimento e l’avvio del recupero del teatro romano.
Per sottolineare la storicità del momento il primo cittadino e la giunta quasi al completo hanno riunito nel vicolo attiguo a casa Salvoni dove si apre uno degli ingressi ai resti di epoca imperiale, tutt’ora celati dalle fondamenta dei due edifici, i rappresentanti degli enti che hanno finanziato l’intervento destinato a riutilizzare l’area come spazio per spettacoli da 600 posti e delle associazioni, prima fra tutte Teramo Nostra, che si sono battute per il recupero. «Dal momento del nostro insediamento questo progetto è stato una priorità assoluta», sottolinea D’Alberto, «dopo oltre trent’anni torniamo a essere padroni del nostro destino per realizzarlo». Il sindaco snocciola ringraziamenti per i suoi predecessori, per la Soprintendenza archeologica, per la Regione e per la Fondazione Tercas che insieme al ministero del Beni Culturali hanno stanziato tre dei quattro milioni di euro destinati al recupero. Una citazione particolare la riserva a Teramo Nostra. «Senza le sue battaglie», osserva, «oggi non vivremmo questa giornata».
Il percorso però prosegue. «Non è finita», avverte il primo cittadino, «questo sentimento che accomuna tutti i protagonisti dell’intervento va alimentato per i prossimi passaggi». La trattativa va ancora chiusa, ma a quanto pare è questione di dettagli, con uno dei proprietari dei locali all’interno di casa Salvoni. L’altro momento chiave, però, sarà quello dell’abbattimento dei due edifici. Servirà una gara d’appalto che il sindaco annuncia per fine anno. Per l’estate dell’anno prossimo, salvo imprevisti, casa Salvoni e il troncone di palazzo Adamoli spariranno dal profilo urbanistico del centro storico.
Sarà così liberata la cavea bassa del teatro romano dove la Soprintendenza avvierà scavi destinati a individuare ulteriori reperti in una zona finora mai indagata. Nel frattempo il progetto elaborato dallo studio palermitano dell’architetto Girolamo Bellomo proseguirà il suo corso. «Siamo nella fase della validazione», annuncia il sindaco, «che si concluderà per fine settembre». L’amministrazione proseguirà anche nella ricerca di ulteriori finanziamenti. I quattro milioni di euro disponibili consentiranno di dare una nuova vita all’area, ma per completare l’intervento finalizzato al suo riutilizzo serviranno ulteriori stanziamenti. D’Alberto si rivolgerà di nuovo al governo e in particolare al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che ha già seguito tutte le fasi progettazione e della procedura di acquisizione dei due immobili. «Il Recovery found dell’Unione europea», rileva il sindaco, «ci offre un’opportunità che intendiamo cogliere».
C’è ancora parecchio da fare, insomma, ma la direzione è tracciata. «Continueremo a mettere impegno e passione», osserva l’assessore Stefania Di Padova, «per recuperare e valorizzare questo che rappresenta il centro culturale della città». Per il suo collega di giunta Andrea Core con questo intervento e gli altri avviati dall’amministrazione Teramo «riacquisisce il proprio ruolo di capoluogo e torna a dare priorità alla cultura».
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