Teatro romano, entro l’anno sarà conclusa la gara d’appalto

25 Maggio 2022

Dopo la demolizione dei palazzi bisogna aggiudicare l’intervento di recupero da 12 milioni L’assessore Di Padova: «I lavori potranno partire nel marzo 2023, dovrebbero durare 24/30 mesi» 

TERAMO. Il recupero del teatro romano entra nella fase due. Quella che, burocraticamente e archeologicamente, è la più complessa e delicata. Ma la più decisiva. I soldi in cassa, circa dodici milioni di euro complessivamente per l'intero intervento, danno la certezza di un percorso irreversibile che porterà il prezioso sito a risplendere.
Da diverse settimane il primo lotto di lavori è giunto a conclusione: i palazzi Adamoli e Salvoni, che insistevano sul teatro inibendone ogni possibile intervento di recupero, oggi non ci sono più. Il cantiere, aperto ufficialmente a dicembre con una cerimonia alla presenza delle autorità locali, ha permesso in pochi mesi di smontare gli edifici aprendo così la strada alla fase due: quella della riqualificazione del teatro e dell'area circostante tramite il progetto elaborato dallo staff che fa capo all’architetto palermitano Girolamo Bellomo. Gli uffici comunali hanno ora avviato le attività necessarie a espletare, come prevede la legge, una gara d'appalto europea e i tempi tecnici non sono celerissimi. Ma, rassicura l'assessore all'urbanistica del Comune di Teramo Stefania Di Padova, «i lavori saranno affidati entro l'anno e potranno partire nel marzo 2023. La durata del cantiere dovrebbe essere di 24/30 mesi». Rispetto a quanto inizialmente ipotizzato, non si procederà dunque per stralci ma con un appalto unico che, stando a quanto ritenuto dall'amministrazione, dà maggiori garanzie su tempi e organicità dell'intervento.
Il recupero del teatro, nel suo complesso, sta facendo affidamento su fondi per circa 12 milioni: ai quattro milioni di partenza sui quali poteva contare il Comune, messi a disposizione da Fondazione Tercas, Regione e ministero della Cultura, se ne sono aggiunti in un secondo momento altri 7,7 stanziati tramite il Cis, il Contratto istituzionale di sviluppo attivato dal ministero per il Sud. Un risultato che ha dato slancio alle attività di riqualificazione di un sito archeologico che, una volta conclusi i lavori, tornerà non solo visitabile ma anche fruibile potendo accogliere spettacoli con 600 spettatori. «Quello che si sta facendo è qualcosa di davvero unico e importante per la città: archiviata la prima parte di lavori, procediamo verso il secondo lotto. Non siamo assolutamente fermi, stiamo solo andando avanti nel rispetto dell'iter burocratico che interventi così rilevanti richiedono», conclude Di Padova.
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