Teatro romano, il Pd: «Sindaco incapace»

8 Maggio 2016

È scontro sulla mancanza del finanziamento, contro Brucchi anche radicali e “Teramo nostra”

TERAMO. «Il sindaco ci ha chiesto una raccomandazione che non ha saputo utilizzare». S'inasprisce lo scontro tra il primo cittadino Maurizio Brucchi e il Pd sul mancato finanziamento, da parte del governo, del progetto per il recupero del teatro romano. I consiglieri democratici e di "Teramo cambia", affiancati da radicali e "Teramo nostra", rispediscono al mittente l'accusa lanciata dal sindaco secondo cui non sono stati capaci di far valere le loro influenze romane per ottenere il milione e mezzo promesso dal ministero dei Beni culturali e mai erogato. Il capogruppo del Pd Gianguido D'Alberto definisce emblematico, oltre che indegno, il tentativo di Brucchi di scaricare le responsabilità sul governo e sul partito che rappresenta. «A casa sua forse i finanziamenti si ottengono grazie alle amicizie», osserva, «da noi ci sono norme e regole da rispettare».

Il Comune non ha presentato il progetto necessario per accedere ai fondi del "piano strategico per turismo e cultura" messo in campo dal governo e dunque è rimasto a secco. «C'è solo uno studio di fattibilità approvato all'unanimità in consiglio a gennaio del 2010», ricorda D'Alberto, «la gara per la progettazione è partita tre anni dopo e non è ancora chiusa». Sono questi i dati che dimostrano l'assenza di una «chiara e netta volontà» nel ritenere il teatro romano una priorità. «Ci siamo impegnati in modo serio per quest'opera a differenza di altri», rincara la dose Alberto Melarangelo (Pd), «non rientra nelle nostre competenze istruire la pratica». Dal sindaco, dunque, è partita un'aggressione immotivata nei confronti del Pd. «Abbiamo fatto più di quello che ci spettava partecipando anche agli incontri al ministero», insiste il consigliere, «i soldi per la progettazione ci sono, ma tra errori e inadempienze non vengono ancora spesi». La vicenda del teatro romano diventa simbolo, insomma, dell'inefficienza della classe dirigente che governa la città da quasi quindici anni. «Il sindaco è troppo preso dalla crisi di maggioranza per occuparsi dei problemi amministrativi», attacca Ilaria De Sanctis (Pd), «ma almeno ha letto il bando per l'erogazione dei fondi non assegnati?». Secondo Alessia Cognitti, segretaria del circolo di Teramo centro del Pd, il primo cittadino rappresenta «il presidio della legalità e non può lamentarsi per una mancata raccomandazione tentando così di prendere in giro i cittadini».

Per "Teramo nostra" Brucchi ha tutte le colpe del mancato finanziamento. «Il padrone di casa è lui», evidenzia il presidente Piero Chiarini, «non può prendersela con i partiti o con le associazioni: ci siamo mobilitati. Dovevamo far intervenire anche il Papa?». Sandro Melarangelo denuncia connivenze a livello istituzionale per «scandalosi interessi» contrari al recupero del teatro romano, mentre a detta del radicale Vincenzo Di Nanna «il sindaco si è giocato la propria credibilità inviando al ministro un documento su un finanziamento regionale di fatto inesistente».

Gennaro Della Mon ica

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