Teatro romano, il progetto cambierà

Quello attuale è definitivo solo sulla carta, va integrato con le prescrizioni «tassative» della Soprintendenza
TERAMO. Serviranno ulteriori aggiustamenti all’intervento di recupero del teatro romano prima che vada in gara d’appalto. Su questo si è incentrato ieri il confronto nella commissione Lavori pubblici del Comune, che ha esaminato il progetto elaborato dall’architetto palermitano Girolamo Bellomo e dal suo staff che lunedì approderà in consiglio per il voto decisivo. Al pronunciamento dell’aula, infatti, dovranno seguire modifiche e specificazioni a cui la Soprintendenza regionale archeologica ha subordinato il proprio assenso.
Sulla non immediata cantierabilità del progetto si è soffermato in particolare Mario Cozzi di Forza Italia. «Il consiglio sarà chiamato a votare la variante urbanistica per l’abbattimento di palazzo Adamoli e casa Salvoni», spiega, «anche perché il recupero poteva essere approvato direttamente dalla giunta». Il passaggio in aula insomma, per quanto apprezzabile ai fini della pubblicità del dibattito sull’intervento, a detta del rappresentante dell’opposizione sarà ininfluente rispetto alla concreta realizzazione dell’opera. «La delibera consiliare, a differenza di quanto riportato nella convocazione della seduta, non ha nell’oggetto il riferimento al progetto definitivo del recupero», osserva Cozzi, «perché l’atto non è tale». Le prescrizioni dettate dalla Soprintendenza, infatti, richiedono cambiamenti che in alcuni casi, fa rilevare il consigliere, sono sostanziali. Questi riguardano sia l’allestimento della copertura leggera, sullo stile del velarium romano, per la protezione dei resti di epoca imperiale, sia i percorsi di raccordo con la zona circostante, ma anche il divieto di realizzare nuove strutture come ballatoi e “collegamenti ponte” nell’area archeologica. «In pratica bisognerà rimetterci le mani», fa notare Cozzi, «poi il progetto verrà approvato dalla giunta e allora in consiglio parleremo di aria fritta».
Nel suo documento comunque anche la Soprintendenza fa riferimento al «progetto definitivo» proposto dal Comune, ritenendo però l’intervento solo «in linea di massima» compatibile con la tutela del monumento romano. L’autorizzazione firmata dalla soprintendente Rosaria Mencarelli resta vincolata, dunque, alle prescrizioni definitive «tassative» e da recepire in sede di progettazione esecutiva dell’opera. Proprio quest’ultimo riferimento induce l’amministrazione a ritenere valido e confermato l’impianto del recupero per il quale è prevista una spesa di quattro milioni di euro, stanziati da ministero dei Beni culturali, Fondazione Tercas e tramite il progetto europeo sullo sviluppo sostenibile. L'intervento comprende, oltre alla demolizione dei due edifici che coprono la cavea bassa, gli scavi archeologici sotto il sedime degli immobili demoliti, la ricostruzione dell’ima cavea, la protezione della sommità dell’antica struttura, nonché il recupero di un immobile attiguo di proprietà comunale. Quest’ultimo ospiterà locali di servizio e altri spazi, complementari al riutilizzo dell’area archeologica come arena per spettacoli con 600 posti.
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