Telelavoro allo Zooprofilattico

È l’idea a cui sta lavorando l’istituto. Ambrosj: «Ma non è facile per la burocrazia»
TERAMO. L’emergenza coronavirus ha fatto emergere, in alcune istituzioni pubbliche, la possibilità di adottare procedure di lavoro (o di didattica, come ha annunciato il rettore dell’università) a distanza. È il caso dell’istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, dove da due giorni si è cominciato a parlare di “smartworking” almeno per i dipendenti degli uffici amministrativi, che – fin quando dura l’emergenza virus – lavorerebbero da casa propria. «È vero», conferma il direttore amministrativo dello Zooprofilattico Lucio Ambrosj, «ci stiamo provando a fare questa cosa. Ma non è semplice per via della burocrazia. Nella pubblica amministrazione, in Italia, non è facile fare qualcosa di nuovo. Il problema è che il dipendente dovrebbe poter lavorare da casa sul proprio computer, visto che non possiamo dare computer a tutti, ma se per un’azienda privata questo avviene senza ostacoli, per un’azienda pubblica è difficile. Serve, infatti, la licenza per essere collegati al server dell’istituto. Vediamo, la settimana prossima capiremo se riusciamo o no ad avviare il telelavoro».
Sempre a proposito di emergenza e burocrazia, ieri in redazione è arrivata la protesta di una donna che aveva accompagnato una parente al pronto soccorso (non per problemi legati al virus) ed è rimasta in attesa per ore all’esterno. «Gli accompagnatori non possono più entrare in ospedale», ha detto, «e questo lo capisco, ma perché dobbiamo stare in piedi e al freddo in attesa di sapere qualcosa dei nostri parenti? Non possono darci una sala a parte?». A quanto pare, la Asl non può.(d.v.)
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