Tentata truffa dei cartellini Asl I due tecnici assolti in Appello

21 Ottobre 2021

Sentenza di proscioglimento dopo che la Cassazione ha annullato quella di condanna dei giudici aquilani La vicenda risale al 2013, sotto accusa erano finite le timbrature in uffici diversi dalla sede di lavoro

TERAMO. Due anni dopo la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila che aveva parzialmente riformato quella di primo grado, il pronunciamento della Corte d’appello di Perugia mette definitivamente la parola fine al caso della presunta truffa dei cartellini della Asl teramana, vicenda giudiziaria che si trascina dal 2013 tra processi e ricorsi. I giudici della Corte d’appello di Perugia hanno assolto i due tecnici Sergio D’Ostilio e Algesirio Volpi, assolti in primo grado e condannati in appello il primo a 9 mesi e il secondo a 7 per tentata truffa. Contro la sentenza dei giudici aquilani i tecnici avevano fatto ricorso in Cassazione e la Suprema Corte, accogliendo il ricorso, aveva annullato il pronunciamento della Corte d’appello dell’Aquila rinviando tutto alla Corte d’appello di Perugia per un nuovo processo di secondo grado. Nei giorni scorsi la sentenza di assoluzione per D’Ostilio (assistito dall’avvocato Stefano Maranella) e per Volpi (assistito dall’avvocato Daniele Di Furia). Le motivazioni tra novanta giorni
.Nel maggio 2019 i giudici di secondo grado dell’Aquila, dopo il ricorso della Procura, avevano riformato in parte la sentenza del tribunale teramano confermando la piena assoluzione per l’allora dirigente del Sian Maria Maddalena Marconi e per quello del settore prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro Valerio Benucci, mentre avevano condannato i due tecnici assolti in primo grado. D’Ostilio, all’epoca dei fatti tecnico coordinatore della prevenzione del Sian ed ex vicesindaco di Bisenti, era stato condannato a 9 mesi, mentre Volpi a 7 mesi. D'Ostilio era accusato anche di peculato per un presunto indebito utilizzo dell'auto aziendale che, sempre secondo l'accusa della Procura, avrebbe utilizzato e che sarebbe risultata parcheggiata sotto la sua abitazione: reato, quest’ultimo, per cui l’appello aveva confermato l’assoluzione di primo grado. I tecnici avevano impugnato il provvedimento davanti alla Suprema Corte e i giudici avevano accolto il ricorso rinviando gli atti per competenza alla Corte d’appello di Perugia per un nuovo processo.
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