Teramana tra i curdi «Ho visto la distruzione»

21 Ottobre 2016

Il drammatico racconto di Serena Tommasi al ritorno dalle aree di guerra «Volevo vedere con i miei occhi cosa significa lottare per la vita tra le bombe»

TERAMO. È stata una scelta inusuale quella che ha portato dall’Abruzzo al Kurdistan una giovane teramana, Serena Tommasi, che è partita alla volta del Bashur, una regione a maggioranza curda nell’Iraq settentrionale, per riportare in Italia una testimonianza diretta della situazione. La 33enne, laureata in filosofia, si è unita alla delegazione inviata dalla Onlus di Alessandria “Verso il Kurdistan”, l’associazione promotrice del viaggio che si occupa da anni di progetti di solidarietà a favore del popolo curdo.

«Ho riflettuto a lungo prima di decidere se partire o no, perché era la prima volta per me in una zona di guerra e non sapevo cosa mi sarei trovata davanti o a quali pericoli sarei andata incontro», racconta Serena, che è rimasta in Kurdistan per 12 giorni, «Alla fine, però, ho deciso di partire perché volevo vedere con i miei occhi quella che è, giorno dopo giorno, la realtà vissuta dal popolo curdo, da quegli uomini e quelle donne coinvolti nella resistenza che lottano strenuamente per i diritti civili e per una società diversa».

Partita dall'aeroporto di Roma il 27 settembre, dopo uno scalo a Istanbul, ha raggiunto gli altri 12 componenti della delegazione, provenienti da tutta Italia, raggiungendo così la prima tappa del viaggio, Erbil, la capitale del governo federale del Bashur. «Non conoscevo nessuno degli altri delegati, ero la più giovane del gruppo. Il viaggio è stato per tutti autofinanziato», spiega Serena, e continua: «Qualche giorno dopo il nostro arrivo, siamo stati a Makhmur, un villaggio curdo sorto da un ex campo profughi, che si autogestisce secondo i principi del confederalismo democratico. Parlando con i rappresentanti della comunità, mi hanno colpito la forza e la coesione dei suoi abitanti, che da soli, nel deserto iracheno, si sono difesi dall’invasione di Daesh, ma che oggi si trovano ad affrontare un difficile rapporto con il governo federale del Bashur per le loro posizioni vicine al Pkk, il partito dei lavoratori curdi». La delegazione ha consegnato gli aiuti ottenuti tramite iniziative e raccolte fondi alla comunità di Makhmur, dove l'associazione "Verso il Kurdistan" sta realizzando un piccolo ospedale.

Insieme ai suoi compagni, Serena ha potuto constatare in prima persona cosa comportasse per la popolazione curda vivere in un’area sottoposta a continui bombardamenti. «Ci siamo recati tra le montagne, a Qandil, una zona controllata dal Pkk, vicino al confine tra Iraq e Iran», prosegue la ragazza, «i co-sindaci del luogo, un uomo e una donna, ci hanno mostrato le case distrutte e il monumento dedicato ai civili vittime dei bombardamenti dell’aviazione turca. Il nostro gruppo è stato costretto a lasciare in anticipo la zona a seguito di un allarme che annunciava una probabile incursione aerea, poi verificatisi puntualmente poche ore dopo».

Serena, con la sua delegazione, si è trovata spesso impossibilitata a raggiungere alcune mete prefissate, come il Rojava, la regione di fatto autonoma del Kurdistan siriano. «In Bashur non ci hanno rilasciato i permessi per passare il confine», sottolinea la giovane, «il governo guidato dal primo ministro Barzani ha imposto un embargo su questa regione siriana devastata dalla guerra. Sono stati gli stessi rappresentanti diplomatici delle municipalità del Rojava, che abbiamo incontrato a Sulaymaniyah, una grande città del Kurdistan iracheno, a raccontarci della totale chiusura delle frontiere e dell’embargo che non permette nemmeno il transito degli aiuti umanitari, chiedendoci», conclude Serena Tommasi, «di farci portavoce della loro situazione».

Chiara Di Giovannantonio

©RIPRODUZIONE RISERVATA