Teramani a due facce risparmiano tanto e s’indebitano di più

Nel 2013 sono aumentati oltre la media nazionale i depositi bancari, ma si sono impennate le sofferenze
TERAMO. Teramani sempre più risparmiatori. Teramani sempre più indebitati. I due dati, solo apparentemente contraddittori, emergono dall’ultimo rapporto Cresa. Mentre le sofferenze bancarie (cioè i crediti bancari la cui riscossione non è certa poiché i debitori si trovano in stato d’insolvenza o in situazioni equiparabili) stanno aumentando in modo vertiginoso, i depositi bancari effettuati dalla clientela residente in provincia – secondo Cresa – a fine 2013 hanno raggiunto i 5,41 miliardi di euro. I teramani hanno in pratica depositato nelle banche e alle poste 300 milioni di euro in più rispetto al 2012, con un incremento del 6,1%. Un primato rispetto alla media abruzzese del 4,4% e un dato nettamente al di sopra di quella nazionale (+2%). Confrontando il dato 2013 con quello del 2010, si evince che l’incremento si attesta intorno al +9,7% , valore superiore sia al dato regionale (+9,4%), sia al nazionale (+8,4%), sia a quello delle regioni centrali (+7,1%). Risulta inferiore solo rispetto al dato delle regioni settentrionali (+10,5%).
A prima vista potrebbe sembrare un dato confortante, sintomo di un'aumentata ricchezza di famiglie e imprese. Ma la realtà è ben diversa. Sono sostanzialmente due i motivi per cui i teramani hanno aumentato i depositi. Il primo è riassumibile nel concetto di "timore per il proprio futuro". Le famiglie, in sostanza, tendono a risparmiare perchè vivono una situazione di incertezza. Il risparmio è diretto soprattutto ai figli: sono la priorità per il 13%, contro il 3,3% del 2007. L'altro motivo riguarda il fatto che scendono gli acquisti di Bot, che non rendono più nulla, e solo un italiano su 10 si fida a comprare in Borsa. Un'analisi condivisa dal consigliere regionale della Banca d'Italia, il teramano Nicola Di Giovannantonio.
In provincia crescono i depositi bancari. Questo vuol dire che l’economia teramana è tornata a crescere?
«Assolutamente no, l’economia provinciale è molto sofferente, con crisi diffuse sul territorio. Non a caso, si registrano incrementi nel ricorso alle procedure di concordato, oltre al dato negativo di numerose piccole imprese - specie quelle del commercio - che hanno cessato l’attività. Il fenomeno dell’aumento dei depositi si spiega con il fatto che nella seconda metà del 2013 si è registrato un calo nelle richieste di obbligazioni bancarie che ha fatto lievitare una ripresa della domanda di deposito. In altre parole le famiglie hanno preferito destinare la ricchezza finanziaria detenuta al risparmio postale e ai depositi bancari, riducendo il peso dei titoli a reddito fisso delle azioni e delle quote di fondi comuni di investimento. Non è un caso che al 31 dicembre 2013 il valore di mercato dei titoli dei residenti in regione, in deposito presso le banche, ha subito una contrazione di circa il 4,6%. Potremmo aggiungere che, data la crisi, i risparmiatori hanno scelto di avere la disponibilità immediata per le necessità familiari, piuttosto che forme di investimento più o meno vincolate. Aggiungo che la produzione industriale in Abruzzo, come del resto nella nostra provincia, si è ulteriormente contratta, fatta eccezione per quelle imprese che sono riuscite ad esportare i propri prodotti sui mercati internazionali. È evidente che in questo scenario, ancora negativo, la propensione ad investire è rimasta - tranne alcune eccezioni - molto contenuta».
Quindi l’andamento degli impieghi, cioè tutti i finanziamenti concessi alla clientela ordinaria, è stazionario o è peggiorato?
«L’ammontare degli impieghi in provincia, secondo il rapporto del Cresa, a fine 2013 è stato pari a 6,46 miliardi di euro, con un decremento del -1,5% rispetto al 2012. Bisogna sottolineare che il dato teramano è meno pesante sia rispetto al regionale (-3,2%), sia rispetto al nazionale (-3,8%) e sembra attenuare il calo verificatosi tra il 2012 e il 2011 (-2%)».
Le sofferenze bancarie che andamento hanno avuto nel 2013?
«Le sofferenze bancarie nella nostra provincia hanno raggiunto 924 milioni di euro, con un aumento di +37,5 punti percentuali rispetto al 2012. Questo risultato ci penalizza rispetto alla media regionale che ha registrato un +31,3% ed è largamente superiore anche a quella nazionale (+23,1%). Se consideriamo, inoltre, il rapporto tra sofferenze e impieghi, si osserva che nel 2013 in provincia questo rapporto ha raggiunto il 14,3%, dato superiore al valore abruzzese (13,2%), a quello delle regioni meridionali (12,4%) e a quello nazionale (8,1%). Nel 2012 tale dato era pari al 10,24%, questo spiega quanto è profonda la crisi che ha colpito il nostro tessuto provinciale. Inoltre, nel 2013 – secondo i dati Bankitalia – è proseguito il calo dei prestiti bancari al settore privato, in parte dovuto alla debolezza della domanda di credito ed in parte all’incertezza della situazione economica che ha indotto il sistema creditizio a politiche improntate alla cautela».
In conclusione, quando finirà questo calvario?
«Personalmente non sono molto ottimista e non vedo nel breve/medio termine inversione significativa di rotta e ripresa consistente del sistema economico provinciale. Aggiungo che, sempre più, le imprese preferiscono una localizzazione diversa e ciò in considerazione del fatto che Teramo applica una tassazione locale tra le più alte d’Italia. In questo la politica è molto distratta, fa finta di non capire».
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