Teramo al secondo posto tra le piccole università

Guadagna due posizioni rispetto al 2016 ed è decima tra tutte le statali D’Amico: «Primi nelle strutture e le miglioreremo ancora grazie al Masterplan»
TERAMO. L’università di Teramo rimonta due posizioni nell’annuale rapporto del Censis e si aggiudica il secondo posto del podio nella classifica dei piccoli atenei. Un risultato raggiunto con un punteggio complessivo di 89,6 che la pone anche nella top ten generale delle università pubbliche italiane. Se si considera la media tra le varie voci, infatti, Teramo con il suo 89,6 di valutazione sarebbe la decima università pubblica in Italia e la 15ª in assoluto (considerando cioè anche le private).
Sono tutti positivi i parametri di valutazione sulle strutture (le migliori tra i piccoli atenei), sulla comunicazione e i servizi digitali (i migliori nei piccoli atenei e i secondi in assoluto) e sull’internazionalizzazione, fiore all’occhiello da sempre del rettore Luciano D’Amico. Risultano ancora evidenti dalla classifica che leggete a fianco le criticità dei parametri non connessi alle politiche di ateneo, quali l’erogazione di borse di studio e la residenzialità degli studenti. «Ma la voce servizi migliorerà», dice D’Amico, «avendo noi messo a disposizione gratis l’ex rettorato di viale Crucioli per la nuova casa dello studente».
Il rettore, ovviamente, non può non commentare il risultato dello studio Censis senza soddisfazione, e anche senza togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Sottolinea: «Siamo premiati per le strutture ed è una voce su cui abbiamo investito tantissimo – poco meno di 10 milioni da quando sono rettore – tanto che siamo in massima sicurezza sismica. Grazie al Masterplan ci accingiamo ad investirne altri 18 milioni sul polo agrobioveterinario e 35 sull’ex manicomio per Comunicazione e Dams, e di questo non posso che ringraziare la Regione. I tempi per queste nuove opere? Si vanno stringendo, in settimana avremo il preimpegno di spesa e dovremmo poter partire con i bandi di progettazione».
Il rettore evidenzia come Teramo sia un’università giovane («A Bologna c’è da 900 anni, qui da trenta, è normale avere un gap di partenza per strutture e servizi») e aggiunge: «Siamo in una città che, nel pieno rispetto delle scelte della sua classe dirigente democraticamente eletta, non pone tra le priorità l'università, e si vede dalle opere alternative alla funivia proposte dal Comune: una rotonda e un ponte pedonale. Aver conseguito questi risultati in una città che non si considera universitaria è motivo di ulteriore orgoglio».
Le conseguenze dei continui miglioramenti trovano conferma nell’aumento dell’attrattività dell’ateneo. «Mentre il sistema universitario nazionale nell’ultimo quadriennio», dice D’Amico, «ha registrato un aumento delle immatricolazioni di poco inferiore al 3%, l’università di Teramo ha registrato un aumento di immatricolati che sfiora il 10%. Un risultato che mi sento di condividere con tutti i colleghi e, soprattutto, con gli studenti dell’ateneo di Teramo».
Nessun commento viene da D’Amico, ed è comprensibile, sui cattivi risultati degli altri atenei abruzzesi nel rapporto Censis (Chieti-Pescara penultima tra i grandi atenei, L’Aquila 13ª sui 17 medi atenei).(d.v.)
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