Teramo: da Tirana in ambulanza, poi muore d'infarto

Viaggio della speranza di 1.500 km di un paziente che doveva essere operato al cervello ma che è arrivato in ospedale in fin di vita
TERAMO. Ha fatto il suo viaggio della speranza, da Tirana a Teramo. Ma il fato ha deciso per lui. E’ la storia di un uomo di 72 anni che, con un aneurisma al cervello, ha telefonato all’ospedale di Teramo chiedendo un trattamento di embolizzazione. Un uomo che i medici del Mazzini hanno accolto con la massima disponibilità. Ma che, appena arrivato al pronto soccorso dell’ospedale di Teramo, è stato colpito da un gravissimo infarto cardiaco. Immediata l’angioplastica e subito dopo l’embolizzazione. Ma è arrivato un secondo infarto e il paziente non è sopravvissuto. Tutto è iniziato la settimana scorsa, quando il neurochirurgo Rosario Sepe è stato contattato per telefono: a lui è arrivata la richiesta di aiuto dall’Albania. Il paziente, di 72 anni, si era sottoposto a una Tac al cranio e ad un’angiotac che avevano evidenziato una emorragia subaracnoidea, causata da un aneurisma all’arteria comunicante anteriore. Il problema è arrivato quando all’ospedale di Tirana gli hanno detto che per farsi curare avrebbe dovuto pagare 35mila euro. Tanto costa far venire da fuori un’equipe in grado di eseguire interventi di radiologia vascolare. Una cifra che però il paziente non aveva. L’uomo però aveva un figlio che vive a Nereto e aveva sentito dei trattamenti di embolizzazione eseguiti al Mazzini. Da qui la telefonata al reparto di neurochirurgia, che ha subito contattato la radiologia, al cui interno opera l’unità di chirurgia vascolare. Il primario radiologo, Vincenzo Di Egidio, ha dato la disponibilità a curare il paziente. A questo punto si è posto il problema del trasporto: arrivare in eliambulanza sarebbe costato 15mila euro, una cifra comunque inarrivabile per l’uomo. Allora è stato deciso di tentare il “tutto per tutto”: un trasporto in ambulanza attraverso Montenegro, Croazia, Slovenia fino all’Italia. Tredici ore di viaggio e 1.500 chilometri percorsi dall’ambulanza partita da Tirana venerdì e arrivata al pronto soccorso dell’ospedale di Teramo sabato sera. In una qualsiasi storia a questo punto si tirerebbe un sospiro di sollievo. Ma il fato ha deciso altrimenti. Al pronto soccorso il 72enne è stato accolto dal medico Anna Lia Marrancone, che insieme al rianimatore Nadia Garbuglia, si è resa conto che il paziente aveva un incarto acuto del miocardio in atto. Da qui l’immediato trasporto nell’unità di emodinamica dove Licia Petrella ha sottoposto l’albanese a un intervento di angioplastica e stenting di un ramo della coronaria sinistra che era occluso. Ma, riaperta l’arteria, i medici hanno dovuto sottoporlo a una terapia per rendere più fluido possibile il sangue in modo da evitare che il vaso si rioccludesse. Quindi era indispensabile fare subito l’intervento di embolizzazione per evitare che l’aneurisma ricominciasse a sanguinare copiosamente. Vincenzo Di Egidio ed Edoardo Puglielli hanno dunque eseguito la chiusura dell’aneurisma in modo da evitare un nuovo sanguinamento cerebrale. Ricoverato in rianimazione, dopo 24 ore è però sopraggiunto un nuovo infarto che ha portato a uno shock cardiogeno e, domenica sera, il paziente è morto. I medici del Mazzini hanno fatto di tutto per salvare il paziente, ma l’infarto è stato devastante. «I miei colleghi e io non abbiamo avuto alcuna esitazione ad accoglierlo, guardando il caso soprattutto dal punto di vista umanitario», commenta Di Egidio, «Penso che la sanità italiana sia la migliore, perchè offre servizi indipendentemente dall'estrazione sociale, da quella economica e dalle differenze razziali».

