Teramo e L’Aquila si divideranno il super ospedale

Riunione del comitato ristretto dei sindaci con Paolucci Resta l’incertezza su neurochirurgia e cardiochirurgia
TERAMO. Si iniziano ad intravedere i contorni della futura sanità teramana. Nell’assemblea ristretta dei sindaci “allargata” al assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, non sono state date certezze. Ma sono emerse indicazioni, che lasciano intuire alcune scelte. Una riguarda l’ospedale di secondo livello, il cosiddetto “super ospedale”. Secondo i restrittivi parametri del decreto Balduzzi-Lorenzin ce ne potranno essere in Abruzzo solo due. E per evitare una battaglia fratricida fra Teramo e L’Aquila probabilmente sarà adottato il sistema dell”ospedale diffuso”: alcune specialistiche le avrà il Mazzini, altre il San Salvatore. Ma si porrà però la scelta per le neurochirurgie e le cardiochirurgie: ne possono essere solo due in Abruzzo e quindi qualcuna andrà soppressa.
Il problema dei parametri del decreto riguarda anche altri reparti. Basti pensare che i 26 reparti di medicina in Abruzzo dovranno scendere a 17, è stato fatto notare nella riunione. Così per le chirurgie. «Tutto questo porta verso la realizzazione dell’ospedale unico provinciale», osserva il presidente del comitato, Maurizio Brucchi, presente alla riunione con i colleghi Francesco Mastromauro (Giulianova), Enio Pavone (Roseto), Andrea Luzii (Sant’Omero), Gabriele Astolfi (Atri), oltre al direttore generale Roberto Fagnano, «anche perchè con i parametri del decreto gli ospedali di primo livello (cioè i più “basici”) rischiano di rimanere con pochissimi reparti. Discuteremo poi dove, cercando di fare campanilismi». Brucchi reputa molto positivo che Paolucci abbia assicurato che tutte le scelte che la Regione sarà chiamata entro breve a fare verranno concordate con i territori. «Ci siamo lasciati che ci vedremo ad agosto», spiega Brucchi, «infatti entro una decina di giorni la Regione avrà un incontro con il governo e quando si saprà quale sarà il modus operandi, ci incontreremo. Intanto abbiamo saputo che la Asl di Teramo che non dovrà ridurre i posti letto. Ci sarà però una loro riprogrammazione nei presidi, alla luce degli effetti del decreto».
Sull’ospedale di secondo livello Brucchi afferma: «siamo aperti all’ipotesi di un “ospedale diffuso”, ma non all’ospedale di secondo livello solo all’Aquila. L’assessore ha detto che convocherà i 4 sindaci di Teramo, L’Aquila, Pescara e Chieti e si decideranno le ripartizioni in base ai numeri e alla qualità delle prestazioni». Un accenno Brucchi lo fa anche alla ripartizione delle risorse, che hanno visto penalizzata da anni la Asl di Teramo. «Paolucci ha assicurato che nella sua programmazione ne terrà conto, staremo a vedere», osserva. Così come del fatto che Teramo non ha cliniche private e che l’offerta sanitaria è tutta pubblica.
Intanto a favore dell’ospedale unico di esprime l’onorevole Antonio Franchi, che loda Brucchi e Mastromauro per la loro posizione a favore e per il superamento dei campanilismi, ricordando che anche lui, a suo tempo, aveva fatto una simile proposta, rimasta inascoltata. Favorevole anche il capogruppo di Forza Italia a Roseto Antonio Norante: anche lui tempo fa fece una proposta simile. L’obiettivo è per Norante elimare reparti-doppione e costruire un unico ospedale in posizione baricentrica, ad esempio a Mosciano stazione. Favorevoli anche i sindacati Smi e Cimo: «é auspicabile un solo ospedale ad alta tecnologia anche se tale proposta è fortemente in ritardo rispetto a quanto chiesto dalle stesse organizzazioni da molti anni. Tanto tempo è stato perso ed oggi è più difficile dovendo necessariamente investire prima sul territorio e riorganizzare la rete dell'emergenza».
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