Teramo, entra nelle poste per rapinarle ma non gli danno i soldi e va via

18 Settembre 2015

Tenta di rapinare le Poste della Cona con tanto di calza calata sul volto ma rinuncia quando l'impiegato gli spiega che la cassaforte è a tempo

TERAMO. Avrebbero tutti pensato a uno scherzo, se invece del 17 settembre fosse stato il 1° aprile.

Ma così non è: la tentata rapina di ieri alle 13, nell’ufficio postale della Cona, resta tale. Ma il modus operandi fa sorridere e se non fosse che il protagonista ha comunque compiuto un reato, suscita quasi comprensione.

Il rapinatore è entrato intorno alle 13 nell’ufficio postale con tanto di calza calata sul volto e al dipendente dietro lo sportello ha chiesto di consegnargli l’incasso.

L’impiegato delle Poste ha detto che era impossibile, spiegando che la cassaforte è a tempo. Non c’è stato bisogno neanche di tante parole per convincere il rapinatore, che ha girato sui tacchi e se ne è andato, lasciando tutti, più che spaventati, allibiti.

Subito è stato chiamato il 113 e nel piccolo ufficio alla Cona sono arrivati gli agenti della Volante, che hanno raccolto le testimonianze dei presenti. La polizia ha anche acquisito i filmati delle telecamere di sicurezza per vedere se dalle immagini emerge qualche indizio che possa portare all’identificazione del malvivente.

Quanto poi sia un vero malvivente l’uomo che ieri, – peraltro senza armi, nemmeno un piccolo taglierino – ha tentato il colpo alle Poste, è tutto da vedere. Da come è andata sembrerebbe più un disperato, qualcuno che ha tentato di fare soldi facili, pressato dalle necessità quotidiane o da quelle di una dose. E, visto che è italiano, sicuramente nessuno potrà prendersela con il solito extracomunitario, secondo alcuni ormai responsabile di tutti, o quasi, i mali del mondo.

E’ forse un aspirante malvivente figlio della crisi, figlio della disoccupazione che in Abruzzo aumenta invece di diminuire. La speranza è che la strada nell’empireo dei rapinatori si interrompa, anche perchè – alla fine dei conti – per fare i malviventi, bisogna esserci portati. (a.f.)

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