Teramo, la procura: è Caporale che ha diffuso la "lingua blu"

17 Luglio 2014

"Il casino lo ha fatto tutto Caporale". Nelle intercettazioni si parla in questi termini dell'ex diretore dell'Istituto zooprofilattico di Teramo 

TERAMO. «Il casino lo h fatto tutto Caporale». Emergono nuovi particolari dall’inchiesta della procura di Roma sul caso dei vaccini contro la Lingua blu, l’epidemia che ha fatto strage di ovini in tutta Italia –soprattutto in Sardegna, ma anche in Abruzzo – e che, secondo le accuse, non solo non sarebbe stata bloccata dai vaccini, ma sarebbe stata addirittura incrementata, causando danni notevolissimi al patrimonio zootecnico italiano. Ci sono 41 persone indagate nell’inchiesta del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, e tra queste Enzo Caporale, l’ex direttore dello Zooprofilattico Teramo, l’istituto al quale nel 2002 l’allora ministro della Sanità Gerolamo Sirchia aveva affidato tutti i controlli e le indagini scientifiche sull’epidemia di Blue tongue. Era stato lo stesso Caporale ad importare un vaccino vivo dal Sudafrica, certificandone la validità terapeutica. In realtà, come hanno denunciato negli anni migliaia di allevatori, le pecore morivano lo stesso; anzi, dopo le campagne di vaccinazione l’epidemia diventava più vasta.

L’intercettazione. E’ dalle intercettazioni – alcuni stralci sono stati pubblicati ieri dal quotidiano “Il Tempo” – che emergono nuovi particolari sull’inchiesta e anche sul ruolo di Caporale. Siamo nel 2006, le polemiche sull’efficacia del vaccino sono già scoppiate da tempo e adesso si è passati a un vaccino inerte prodotto dalla società farmaceutica Merial. Di Caporale parlano al telefono Igino Andrighetto e il suo collega Stefano Marangoni, dirigenti dell’Izs delle Venezie, l’Istituto zooprofilattico che si sta occupando del vaccino inerte. Andrighetto spiega al collega com’è la vicenda: «Erano partiti con il vivo (il vaccino vivo, ndr) sudafricano...se non che quello ha creato casino... e adesso hanno commissionato tutta la produzione dello spento (il vaccino inerte, ndr) alla Merial. Perché loro sono gli unici a fare il lavoro per conto del ministero... Crippa (Pierluigi Crippa, amministratore delegato della Merial,ndr) dice che è Caporale che ha disseminato la malattia. Probabilmente cercano noi per rifarsi un po’ la verginità».

La Merial e il ministero. Crippa, dunque, accusa Caporale, e sono gli stessi addebiti che muove la procura di Roma all’ex direttore dell’Izs di Teramo. Ma Crippa non è un personaggio al di sopra di ogni sospetto, anzi: l’ad della Merial è uno dei principali indagati nell’inchiesta, insieme a Romano Marabelli, all’epoca direttore generale del dipartimento alimenti e sanità veterinaria del ministero della Salute. Secondo il procuratore aggiunto Capaldo è quest’ultimo il capo dell’organizzazione che avrebbe addirittura diffuso la blue tongue in Italia anziché fermarla. Era lui, Marabelli, che favoriva «gli interessi della ditta farmaceutica Merial Italia spa attraverso accordi illeciti con i suoi dirigenti», sostiene la procura, rilasciando inoltre «autorizzazione all’importazione e distribuzione di lotti imprecisati di vaccino inattivato per la malattia della Blue tongue, per un periodo illimitato di tempo».

L’accusa di corruzione. Marabelli è inoltre accusato – i reati ipotizzati dalla procura sono quelli di corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e falsità ideologica – per avere disposto, in assenza di una reale emergenza sanitaria «l’acquisto in esubero da parte del ministero della salute di 3.578.800 dosi di vaccino non utilizzate per le campagne 2006-07,2007-08, 2008-09», anni in cui si stava utilizzando il vaccino inerte della Merial, ma prima è stato è sempre lui ad autorizzare i vaccini dello Zooprofilatico di Teramo. Il tutto, comprese quindi le accuse precedenti, in cambio di denaro, viaggi, finanziamenti a convegni o a centri di ricerca.

Il monopolio dell’Izs di Teramo. Quando parte la campagna di vaccinazione del 2004, l’Izs di Teramo che, lo ricordiamo, dal 2022 è il centro di riferimento per la lingua blu, utilizza un vaccino proveniente dal Sudafrica, una sostanza che non aveva passato i controlli di qualità in Europa, tranne quelli dello stesso Zoprofilattico di Teramo. L’istituto di Campo della Fiera non solo è stato deputato dal ministro Sirchia a certificare la qualità del vaccino e a studiarne gli effetti, ma lo importa anche, lo elabora, lo verifica e ne detiene la tecnologia di produzione. Un palese conflitto di interessi – l’istituto era al tempo stesso controllore e controllato – che all’epoca venne criticato da molte parti, a cominciare dalla Sardegna, dove l’Istituto zooprofilattico di Sassari era stato il primo a sollevare dubbi sulla pericolosità del vaccino sudafricano e si era proposto al ministero della salute per effettuare uno studio sulla diffusine della malattia. Ma Sirchia rispose di no: solo l’Istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise di Teramo era autorizzato a intervenire sulla questione.

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