Teramo Lavoro, chiesto il concordato

Il commissario liquidatore presenta l’istanza in tribunale: «Solo così possiamo pagare i dipendenti e gli altri creditori»
TERAMO. Nella storia senza fine della Teramo Lavoro, tra inchieste giudiziarie e 110 lavoratori lasciati a casa, la cronaca scrive un altro capitolo: la richiesta di concordato preventivo. E’ quella che qualche giorno fa il commissario liquidatore Gabriele Recchiuti ha depositato in tribunale per la ex società in house della Provincia che gestiva i servizi all’impiego «perchè è impossibile pagare i debiti». I motivi alla base della decisione sembrano coincidere anche con la materia del secondo procedimento giudiziario (per cui recentemente c’è stata una citazione diretta a giudizio): l’applicabilità dell’Iva sulle fatture per le spese sostenute e documentate. Scrive Recchiuti a questo proposito: «Dal 2013 la Provincia ha cessato l’affidamento di servizi alla Teramo Lavoro; successivamente la stessa, e nello specifico il competente settore B8, mutando radicalmente il comportamento fino ad allora tenuto in materia di rimborsi di spese su progetto del Fondo sociale europeo ha bloccato i pagamenti per i servizi già ricevuti, nel convincimento “che nessun pagamento potesse essere più eseguito senza applicare l’Iva”; tale circostanza ha comportato l’impossibilità di eseguire il pagamento dei debiti già misurati nei confronti dei lavoratori, dell’erario, degli enti previdendiali e dei fornitori. La debenza dell’Iva sui rimborsi delle spese autorizzate, documentate e sostenute nell’ambito del progetto di Fse affidato alla società, è esclusa non soltanto nella prassi ministeriale ma anche nella prassi e nei vademecum elaborati dalle Regioni italiane in relazione al trattamento di tali operazioni».
Secondo la guardia di finanza (delegata alle indagini disposte dal pm Stegano Giovagnoni e al termine delle quali il pm ha firmato la citazione diretta a giudizio l’ex amministratore Venanzio Cretarola e Recchiuti contestando ad entrambi il reato di dichiarazione infedele per il mancato versamento dell’Iva) la società avrebbe omesso di versare Iva per circa 700 mila euro:secondo le Fiamme gialle la società non sarebbe esente dal regime Iva anche nel caso dei servizi finanziati dal Fondo sociale europeo. Di diverso avviso gli ex vertici della Teramo Lavoro che, nel corso delle indagini, hanno risposto alle contestazioni di investigatori e inquirenti sostenendo che la società ha adottato una sorta di doppio regime fuori campo Iva per le attività del Fondo sociale europeo e fatturazioni con Iva per le attività strumentali forniti agli altri settori dell’ente Provincia. Il tutto, hanno sempre sostenuto, affidandosi ad una prassi ormai consolidata in ambito europeo e seguendo anche precise indicazioni dell’Agenzia delle entrate. «Circa la questione della soggezione all’Iva dei rimborsi a carico del Fondo sociale europe è bene ricordare», si legge a questo proposito a pagina 11 della richiesta di concordato presentata in tribunale, «che finora soltanto guardia di finanza e procura hanno abbracciato tale tesi interpretativa: l’Agenza delle entrate , invece, pur avendo effettuato controlli in merito non si è pronunciata in tal senso. Anzi, le circolari dell’Agenzia delle Entrate e di quasi tutte le Regioni italiane individuano come corretto il comportamento tenuto dalla teramo Lavoro che proprio da tali documenti era stata ispirata nelle sue scelte». Si scontrano, dunque, due diverse interpretazioni delle normative che fanno già intuire una futura battaglia a colpi di consulenze nel corso del dibattimento.
Ma in attesa dello scontro in un’aula di tribunale, la società chiede l’ammissione al concordato preventivo: dalla seconda metà del 2013 la Teramo lavoro ha ricevuto 60 decreti ingiuntivi, 40 atti di precetto, 30 pignoramenti presso terzi e trenta cause di lavoro intentate dai dipendenti licenziati.(d.p.)
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