Teramo, licenziato due volte dopo la causa per mobbing

5 Aprile 2015

Ufficiale di riscossione in una società che pretendeva di pignorare i beni senza i dovuti preavvisi, si rivolge al giudice del lavoro e accusa: "Mandato via perchè non ho voluto commettere irregolarità"

TERAMO. Licenziato due volte dopo una causa per mobbing si rivolge al giudice del lavoro e, nell’attesa di una verità giudiziaria ancora tutta da scrivere, racconta il suo caso. Lui è un teramano fino a qualche tempo fa impiegato come ufficiale di riscossione in una società di gestione entrate e tributi. «Nel corso degli anni», racconta, «è accaduto che mi è stato affidato il compimento di azioni e attività esecutive, soprattutto relativi a fermi amministrativi, pignoramenti mobiliari e presso terzi, che ho sempre ritenuto non essere regolari nei confronti dei contribuenti e illegittime perchè senza aver ottemperato l’obbligo di legge di inviare prima due solleciti di pagamento e quindi mi sono rifiutato di eseguire questi provvedimenti». Secondo l’uomo il suo rifiuto avrebbe innescato una serie di reazioni che gli hanno causato uno stato di mobbing per cui ha presentato una denuncia. «Tale situazione», continua, «da un lato mi ha indotto a rivolgermi alle autorità penali e, dall’altro, mi ha cagionato gravi danni alla salute, cosicchè mi sono rivolto ad un legale per intraprendere un’azione di risarcimento danni davanti al giudice del lavoro per il mobbing. A seguito della mia diffida la conseguenza è stata che la società dapprima mi ha licenziato per superamento dei giorni di malattia e poi mi ha comunicato un secondo ulteriore licenziamento per non essermi presentato sul posto di lavoro con la pretesa di vedermi rientrare in servizio nonostante fossi già stato licenziato». La prima udienza davanti al giudice del lavoro è fissata per il 15 maggio. «Non entro nel merito delle denunce penali fatte dal mio assistito in quanto sono in corso i dovuti accertamenti da parte delle competenti procure», dice l’avvocato Sigmar Frattarelli, legale dell’uomo, «tuttavia stando alla narrazione dei fatti del mio assistito e considerata la nullità e illegittimità di entrambi i licenziamenti abbiamo già proposto un ricorso dinanzi al giudice del lavoro per ottenere la reintegrazione immediata nel posto di lavoro, nonchè il risarcimento danni per il mobbing di cui egli è stato vittima, considerati i gravi pregiudizi alla salute che sono conseguiti in suo danno. C’ è stato un duplice licenziamento: ovvero un primo per superamento del periodo massimo di malattia, che è stata causata dal mobbing, e poi in seguito all’impugnazione di tale licenziamento, un secondo per giusta causa con la contestazione al mio assistito di non essersi presentato a lavorare senza fornire giustificazione, licenziamento quest’ultimo decisamente assurdo in quanto egli essendo già stato licenziato non avrebbe potuto neppure presentarsi sul posto di lavoro».(d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA