Teramo, mancano i referti: malata perde la pensione

Donna affetta da tumore non percepisce più l’assegno per un disguido dell’ospedale. Interviene la Federconsumatori
TERAMO. I risultati delle analisi svaniscono nel nulla e lei perde l’assegno di invalidità. Il più classico dei casi di malasanità insomma, unito però stavolta al silenzio assordante della burocrazia italiana. E in mezzo il calvario di una 52enne teramana, da 14 anni affetta da tumore midollare alla tiroide e da circa un anno rimasta senza pensione per non essere riuscita ad ottenere dall’ospedale in cui era in cura dal 2000 – il Cisanello dell’Azienda ospedaliero- universitaria di Pisa – la relazione clinica necessaria a certificare all’Inps le sue condizioni di salute.
L’odissea di I.D.A., queste le sue iniziali, inizia a metà giugno 2013 dopo uno dei tanti controlli ai quali la donna è costretta a sottoporsi periodicamente dopo tre interventi chirurgici per tenere sotto controllo la malattia. Passano le settimane ma questa volta dall’ospedale pisano i risultati tardano ad arrivare. Ad ottobre la paziente sollecita, invano, la direzione sanitaria e il reparto dove ha effettuato il controllo (il dipartimento ad attività integrata di endocrinologia e rene) prima del reclamo all’ufficio per le relazioni con il pubblico. La donna va anche a Pisa, tramite la figlia manda mail, ma non ottiene nulla, degli esami non c’è nessuna traccia. A inizio 2014 l’ultima, estrema, richiesta d’aiuto a una dottoressa che lavora tra l’ospedale toscano e il centro prevenzione tumori di Campli: l’ennesimo buco nell’acqua, intanto I.D.A. ha già perso la pensione e s’è vista costretta a cambiare ospedale e arrivare fino a Milano per farsi curare.
Esattamente 12 mesi dopo il controllo “fantasma”, la decisione di rivolgersi alla Federconsumatori Abruzzo che dà assistenza alla donna tramite l’avvocato Amedeo Di Odoardo. Tra fine giugno e inizio luglio il legale invia due richieste ufficiali all’azienda ospedaliera che, finalmente, manda i risultati degli esami e spiega la sua versione dei fatti. Versione che ha decisamente il sapore della beffa. In sintesi nelle due lettere arrivate da Pisa (l’ultima firma del direttore sanitario è del 15 luglio) si dice che la relazione clinica in realtà era già stata spedita all’interessata a settembre 2013 e che, nella stessa relazione, la paziente veniva convocata per un nuovo controllo a inizio marzo. Controllo ovviamente saltato dalla malcapitata ignara di tutto. «L’azienda però non dice come è avvenuta la spedizione», spiega l’avvocato Di Odoardo, consulente della Federconsumatori Abruzzo, « se per posta ordinaria, e allora ha commesso un’altra illegittimità visto che si tratta di dati sensibili, o se tramite raccomandata, ma in questo caso ci sarebbe traccia dell’invio. Il prossimo passaggio sarà di chiedere chiarimenti su questo punto».
Poi», continua il legale, «la signora, che ora è a Milano per farsi curare, deciderà se andare avanti con la richiesta di risarcimento per la perdita dell’assegno di invalidità ma, soprattutto, per i danni morali». Resta l’amarezza di una donna che, oltre la malattia, ha dovuto combattere contro porte chiuse e silenzi di chi invece avrebbe dovuto darle assistenza e curarla.
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