Teramo-mare, nuove obiezioni: «Dall’Anas risposte insufficienti»

Il Wwf scrive al ministero dell’Ambiente per sottolineare le criticità del progetto per il quarto lotto: «Azzardato sostenere che l’impatto è nullo, approssimativa la valutazione sui rischi alluvionali»
TERAMO . Inutile consumo di suolo, rischi alluvionali e danni all’ambiente. La riapertura del termini per le osservazioni al quarto lotto della Teramo-mare offre lo spunto al Wwf per riproporre al ministero dell’Ambiente le obiezioni al progetto dell’Anas. L’ente titolare dell’intervento, per il quale è in corso la procedura di valutazione d’impatto ambientale, ai rilievi mossi in prima battuta dall’associazione ha fornito una risposta ritenuta non esaustiva. «Sostenere che l’impatto su specie e habitat a seguito della realizzazione dell’opera sia nullo o contenuto appare quantomeno azzardato», spiega il Wwf, rappresentato da Dante Caserta, nel documento inviato al ministero. L’intervento, infatti, determinerebbe la «frammentazione» dell’area con conseguenti effetti negativi sui suoi ecosistemi. Secondo l’associazione ce ne sono almeno due da tutelare. «Si tratta di “zone umide” di notevole importanza per la biodiversità in quanto sostengono una ricca varietà di specie vegetali e animali, le cui funzioni sono decisive per l’ambiente», afferma, «esse, infatti, mantengono i livelli di falda, aiutano il controllo di inondazioni e fenomeni erosivi e contribuiscono al consolidamento delle rive, trattengono i sedimenti e le sostanze tossiche, catturano i nutrienti, mitigano e conservano il microclima».
Per il Wwf dunque «la perdita di specie e habitat, nonché l’asportazione della copertura vegetale della zona interessata dal tracciato nel comune di Roseto rappresentano una fortissima problematica del progetto: il danno alle fitocenosi vegetali è rilevante e le azioni di mitigazione indicate non appaiono minimamente in grado di compensare la grande sottrazione di habitat. Ne deriva che la continuità ambientale del sito verrebbe inevitabilmente alterata con conseguente riduzione della biomassa vegetale, principale risorsa per il nutrimento degli uccelli granivori, riduzione delle specie invertebrate, risorsa per il nutrimento degli uccelli insettivori e riduzione dei siti di nidificazione». L’intervento tra l’altro comporterebbe un massiccio consumo di suolo, stimato in circa sei ettari, che secondo il Wwf «continua a essere del tutto ignorato nella documentazione prodotta da Anas, nonostante questo in Abruzzo e nel comune di Roseto costituisca un problema acclarato». La zona di Coste Lanciano interessata dal tracciato è sottoposta a vincolo nel piano regolatore proprio per la sua rilevanza naturalistica. «L’area presenta diversi ecosistemi agricoli che forniscono mantenimento del suolo, produzione alimentare e funzione paesaggistico», spiega l’associazione, a detta della quale «anche rispetto al rischio alluvionale, la documentazione integrativa prodotta da Anas continua a essere fortemente deficitaria». Per l’ente, infatti, le alluvioni del Tordino sarebbero «rare di estrema intensità».
Secondo il Wwf , questa valutazione «già di per sé contestabile anche solo considerando le alluvioni del 2009, 2011 e 2012» risulta approssimativa. «Anas, escludendo di fatto la possibilità di ricorrere a strumenti previsionali più adeguati e moderni, di maggiore sicurezza, si limita a ribadire che “gli studi sono stati effettuati utilizzando tutti i dati pluviometrici disponibili all’epoca della progettazione”. Alla specifica obiezione formulata, quindi, ci si limita a ribadire la valutazione che detta obiezione aveva provocato», conclude il Wwf, «per cui è evidente che il problema del cambiamento climatico e dei suoi effetti, non solo non viene risolto, ma neppure preso in considerazione». L’associazione rileva, inoltre, che «si continua a non prendere in considerazione le alternative che pure sono state avanzate e si insiste su un tracciato il cui costo è di oltre 170 milioni di euro per soli sette chilometri».
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