TERAMO
Le accuse contro quel cliente finito ai domiciliari per averla perseguitata le ha confermato in un incidente probatorio.
Lei, trentenne cittadina cinese proprietaria di un centro massaggi, davanti al giudice ha ribadito tutto quello già denunciato. Ovvero le tante telefonate minatorie dell’uomo 70enne invaghito di lei che in più occasioni armato di bomboletta di vernice spray le ha scritto frasi offensive sulla vetrina del locale e le ha manomesso il campanello del citofono per, sostiene l’accusa, evitare che altri clienti potessero entrare nel locale.
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L’indagine della pm Elisabetta Labanti è scattata dopo la denuncia della donna allarmata dalle continue telefonate dell’uomo accompagnate da messaggi di contenuto vario: da “non posso vivere senza te” a “non ricevere altri clienti”. Fino all’escalation delle scritte offensive sulla vetrina del locale. Attività che la donna ha filmato con il suo telefono cellulare in un video che è finito agli atti dell’indagine giudiziaria con l’uomo (difeso dall’avvocato Matteo Nardini) ora ai domiciliari per il reato di atti persecutori. Le accuse della donna sono state confermate nel corso dell’incidente probatorio che si è svolto ieri mattina davanti al giudice Lorenzo Prudenzano. La trentenne ha ripercorso i momenti della vicenda: dall’incontro con l’uomo entrato come cliente nel suo locale e tornato in più occasioni. Fino all’inizio di quelle telefonate, dei messaggi continui dell’uomo che chiedeva di incontrarla, che le diceva che era diventata la donna della sua vita, che non perdeva occasione di passare e ripassare davanti al locale, di manomettere il campanello per evitare che altri entrassero e di scrivere frasi offensive sulla vetrata con la bomboletta di vernice spray. È andata a vanti così fino a quando la donna non si è rivolta alle forze dell’ordine per denunciare e chiedere aiuto. È scattato il Codice Rosso con le indagine concluse in tempi brevi così come prevede la nuova normativa e la richiesta di arresti domiciliari fatta dalla Procura e accolta dal giudice. Fino all’incidente probatorio di ieri mattina con la testimonianza della donna che è stata cristallizzata. Uno strumento, quello dell’incidente probatorio, imposto dalla necessità – affermata anche dalla normativa internazionale ed europea – di evitare la cosiddetta vittimizzazione secondaria. Un fenomeno, ha sancito più volte la Cassazione anche a sezioni unite, per cui la persona offesa si trova a rivivere i sentimenti di paura, di ansia e di dolore provati al momento della commissione del fatto.
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