Teramo, Provincia cancellata Brucchi: marcerò sull'Aquila 

Il sindaco dice no a Monti e chiama a raccolta i cittadini. In piazza il dibattito organizzato da Teramo Nostra

TERAMO. «Zero province, altrimenti sono pronto a marciare sull’Aquila con la fascia tricolore e i teramani al seguito». In due parole il sindaco Maurizio Brucchi condensa il senso e la portata pratica di un'idea che taglia la testa alle polemiche sul riassetto dei capoluoghi abruzzesi. Dopo il pronunciamento del consiglio delle autonomie locali (Cal), nel quale i rappresentanti degli enti territoriali regionali sebbene con una maggioranza molto relativa hanno avallato la proposta del governo che accorpa Teramo all'Aquila e Pescara a Chieti, il primo cittadino dà una scossa alla città.

FUORI TUTTI. «Se spending review dev'essere, allora facciamola fino in fondo», tuona Brucchi, «azzeriamo tutte le province». Il beneficio sarebbe duplice: stroncare le faide campanilistiche, svincolando Teramo dalla tenaglia degli altri tre capoluoghi, e proiettare la Regione oltre i confini del decreto governativo che, secondo Brucchi, ha prodotto l'unico effetto di «aprire il vaso di Pandora delle polemiche». L'azzeramento sarebbe l'unica soluzione che il sindaco vede come alternativa alla sua prima proposta di creare tre province e lasciare Pescara come città metropolitana.

ULTIMO ASSALTO. «Non accetto che Teramo sparisca», scandisce il sindaco, «che la nostra città sia mortificata, privata di uffici, servizi e posti di lavoro». E per mettere in chiaro che fa sul serio Brucchi minaccia un clamoroso gesto di protesta in vista del consiglio regionale del 23 ottobre che dovrà esprimersi sul riassetto delle province. «Indosserò la fascia tricolore», annuncia, «e andrò a manifestare all'Aquila insieme ai cittadini che vorranno venire con me». Ma l'ipotesi finale dell’azzeramento delle province ha già appoggi importanti all'Emiciclo. Il sindaco, infatti, l'ha già messa sul tavolo ieri, durante il coordinamento regionale del Pdl incassando gli assensi del governatore Gianni Chiodi, dell'assessore Paolo Gatti e del capogruppo Lanfranco Venturoni.

IN PIAZZA. Gli strali del primo cittadino sono indirizzati contro il centrosinistra, colpevole di sostenere tesi diverse a seconda dei territori. «Ha perso l'ennesima occasione», sbotta, «continua a mestare nel torbido». Una nutrita rappresentanza del Pd ieri mattina era in piazza Martiri per partecipare all'assemblea indetta da "Teramo Nostra" proprio a difesa del capoluogo. L'iniziativa è stata accolta con freddezza dalla cittadinanza, che non ha risposto all'appello dell'associazione, ma è servita comunque a riaffermare le ragioni dell'autonomia teramana.

Luciano Monticelli, sindaco di Pineto e membro del Cal, ha ricordato che il Pd considera ottimale lo smantellamento di tutti i capoluoghi ma, in alternativa, punta sulla provincia unica. «In consiglio regionale sosterremo questa proposta», hanno garantito Claudio Ruffini e Giuseppe Di Luca, «speriamo che tutte le forze politiche la condividano». Secondo Renzo Di Sabatino, consigliere provinciale del Pd, il problema vero è l'integrità del territorio. «E' ora di fare sinergia», ha osservato, «la provincia unica rappresenta il minor danno possibile». Il capogruppo di Fli all'Emiciclo Berardo Rabbuffo taglierebbe le regioni, mentre Giovanni Cavallari, capogruppo Pd in Comune, richiama le responsabilità di Chiodi e sentenzia: «Avrebbe potuto aprire un tavolo di trattativa per una soluzione condivisa, ma i problemi interni alla maggioranza gliel'hanno impedito».

Gennaro Della Monica

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