Teramo, scuola esplosa: i vertici Cpl Concordia a processo il 6 ottobre

8 Aprile 2015

Tra i cinque indagati anche l’ex presidente Casari ai domiciliari per i fatti di Ischia. La procura li accusa di crollo colposo per la fuga di gas nell’asilo di Piano d’Accio

TERAMO. Andranno a processo il 6 ottobre i cinque indagati dell'inchiesta sulla scuola esplosa. Nei giorni in cui finisce nell’indagine sull’appalto della metanizzazione di Ischia che lo porta ai domiciliari, l’ex presidente della Cpl Concodia Roberto Casari, 62 anni, è comparso davanti al gup. L'inchiesta è quella sull'esplosione dell'asilo di Piano d'Accio, avvenuta il 3 ottobre 2013, che solo per una fortunata coincidenza non provocò una strage. Quando la fuga di gas provocò l’esplosione, i bambini avevano lasciato la scuola da poco meno di due ore.

Il pm Stefano Giovagnoni, al termine delle indagini preliminari e di una mirata consulenza tecnica, ha chiesto il processo per Casari e altri quattro tra dirigenti e tecnici della coop modenese. Oggi sarà il gup Giovanni de Rensis a stabilire se rinviarli a giudizio o disporre il non luogo a procedere. Si tratta di Alfredo Lupi, 52 anni, di Sant’Omero Walter Lucidi, 43 anni di Folignano, Daniele Spiaggiari, 58 anni di Modena e di Massimo Lancia, 33 anni, figlio di Giulio, sindaco del comune marsicano di San Vincenzo Valle Roveto e dirigente della cooperativa emiliana. I cinque sono assistiti dagli avvocati Massimo Vellani, Adriano Di Battista e Lauro Tribuiani. Secondo la procura, la cooperativa Cpl Concordia, che ha in affidamento la gestione degli impianti termici da parte del Comune, non avrebbe gestito adeguatamente la manutenzione del vano caldaia nel quale si verificò la tremenda esplosione. In particolare le accuse riguardano due aspetti tecnici dell’impianto: la celletta in cui era alloggiato il contatore, da cui è partita la fuga di gas, non sarebbe stata realizzata a norma e il vano caldaia avrebbe presentato alcune irregolarità per quanto riguarda i sistemi di sicurezza.

In questo caso l’attenzione degli inquirenti si è incentrata sulla griglia di aerazione che non sarebbe stata di dimensioni regolari e sarebbe stata collocata in un punto sbagliato, tanto da non consentire una rapida fuoriuscita del gas verso l’esterno. Secondo l’accusa il vano caldaia si sarebbe saturato di gas perché vi era un foro – che non doveva esserci – che lo metteva in comunicazione con la celletta del contatore da cui era partita la fuga . La concomitanza di tutti questi elementi, sempre secondo la procura, avrebbe trasformato il vano caldaia in una bomba: lo scoppio sarebbe avvenuto quando il gas è arrivato fino alla fiammella pilota del boiler dell’acqua calda. (d.p.)

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