Tercoop si appella al Consiglio di Stato

La cooperativa non si ferma dopo il ricorso bocciato al Tar: «La gara era fatta proprio per non farci partecipare»
TERAMO. La Tercoop ci ripensa e, alla luce della sentenza che mette nero su bianco le motivazioni della bocciatura del ricorso contro il bando dei parcheggi blu, annuncia la volontà di rivolgersi al Consiglio di Stato. Una strada inizialmente esclusa dalla cooperativa di Leo Iachini per via dei costi delle spese legali, ma ora ritenuta necessaria in virtù delle ragioni espresse dai giudici del Tar nell'accogliere l'eccezione del Comune di Teramo che rilevava la non legittimità della Tercoop ad impugnare il bando. Questo perché, sostengono l'ente e il Tar, la cooperativa a quella gara non ha neppure partecipato. Da qui la dichiarazione in sentenza di inammissibilità e infondatezza del ricorso. Una bocciatura che ora va al Consiglio di Stato e «se si renderà necessario segnaleremo quanto sta avvenendo anche alla Corte di Giustizia Europea, nonché all'adunanza plenaria del Consiglio di Stato», scrive la cooperativa in una nota nella quale si contesta la decisione del Tar nel merito, spiegando che «solo in linea di principio è necessario partecipare alla gara per aver diritto alla tutela del ricorso, proprio perché esistono casi dove la non partecipazione può essere indotta, come nel nostro».
La gara, secondo la Tercoop, era stata messa a punto in modo tale da impedire proprio la partecipazione della cooperativa. Partendo da un project financing della Easy Help, che poi si è aggiudicata l'appalto, il Comune avrebbe creato degli ostacoli insuperabili per la Tercoop che a quel punto non avrebbe avuto altra via che il Tar. «Dopo aver vinto tutte le selezioni indette dal Comune di Teramo per la gestione dei parcheggi a pagamento, dopo aver presentato tre progetti per i futuri parcometri e dopo aver partecipato alle due costose gare "ponte" definite unanimemente "disastri" sociali per gestore e lavoratori e anche per questo abortite, avremmo deciso "volontariamente e liberamente" di rinunciare a competere per un appalto che garantirà profitti certi? Una ricostruzione superficiale, sbrigativa e nella sostanza non veritiera, per noi inaccettabile. Avevamo spiegato nel ricorso i motivi della forzata rinuncia, ma delle nostre spiegazioni non si è tenuto conto», aggiunge la Tercoop.
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