Terrorismo, a giudizio il 23enne accusato di essere un soldato Isis

L’egiziano Issam Shalabi comparirà davanti ai giudici del tribunale di Teramo il prossimo 3 febbraio Secondo la Procura distrettuale a Colonnella era il leader di un gruppo di giovani radicalizzati
COLONNELLA. Per la Procura distrettuale è un soldato dell’Isis. Un’accusa dalla quale Issam Elsayed Aboulelayem Shalabi, il 23enne egiziano arrestato a novembre dello scorso anno a Milano dove si era trasferito dopo un periodo in cui aveva vissuto a Colonnella, dovrà difendersi nel corso del processo che si aprirà il prossimo 3 febbraio davanti ai giudici del tribunale di Teramo.
Ieri mattina, al termine dell’udienza preliminare al tribunale dell’Aquila, il gup Guendalina Buccella ha infatti rinviato il 23enne a giudizio, con il processo che si svolgerà a Teramo per questioni di competenza territoriale. Shalabi, difeso dall’avvocato Alessandro Piccinini, deve rispondere delle accuse di associazione con finalità di terrorismo e istigazione a delinquere. Il nome del 23enne, che durante la sua permanenza a Colonnella aveva lavorato per una ditta di pulizie che aveva l’appalto per McDonald’s, era finito nei controlli della polizia nel dicembre del 2017 quando la sua presenza era stata segnalata tra i militanti islamici frequentatori di un gruppo Whatsapp. Secondo investigatori ed inquirenti Shalabi, arrivato in Italia sette anni prima per un ricongiungimento familiare con il padre, sarebbe diventato il leader di un gruppo di tre giovanissimi profondamente radicalizzati che all’epoca vivevano a Colonnella. Dopo l’Abruzzo si era spostato a Cuneo e infine a Milano. Oltre a Shalabi e ai due suoi connazionali nell’inchiesta erano indagati anche un altro egiziano residente a Milano e due marocchini residenti fuori regione. La posizione di questi è stata stralciata e per loro la Procura ha chiesto l’archiviazione. Per Shalabi, invece, il pm David Mancini, titolare del fascicolo, ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio.
Al 23enne la Procura contesta di «aver partecipato all’associazione terroristica denominata Stato Islamico», come si legge nel capo di imputazione, e in particolare di aver svolto una costante attività di proselitismo «attraverso l’utilizzo dei social network, tra cui il profilo Facebook da lui gestito e soprattutto mediante l’utilizzo di gruppi privati Telegram gestiti dalla predetta organizzazione terroristica attraverso i quali venivano pubblicati, attraverso accorgimenti tecnici che consentivano la schermatura da possibili censure, notizie, bollettini e report anche in formato audio e video, riconducibili alle agenzie di propaganda di diretta emanazione dello stato islamico». Accuse che adesso dovranno essere provate in dibattimento. «Nonostante la molta attività investigativa e più di un anno di custodia cautelare continuano a mancare rilevanti indizi che possano far ritenere le condotte contestate al mio assistito riconducibili all’articolo 270 bis», ha commentato l’avvocato Piccinini, «Nel processo potremo presentare le nostre richieste di prova e testimoni e avere maggiori garanzie di difesa».
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