Terzo processo per la discarica crollata

21 Agosto 2019

La Procura manda a giudizio un tecnico del Comune per la gestione del percolato e del biogas dopo i fatti di 13 anni fa

TERAMO. Dopo 13 anni i rifiuti della discarica crollata sono ancora lì, mentre i processi continuano a declinare il caso la Torre inseguendo una verità giudiziaria. Perché mentre a novembre è in programma l’udienza in Cassazione per il processo madre, un altro (il terzo) è in procinto di iniziare sulla gestione del percolato e degli impianti di biogas dopo la chiusura del sito. È quello che nasce dalla citazione diretta a giudizio firmata dal pm Andrea De Feis nei confronti di un tecnico dell’ufficio ambiente del Comune di Teramo all’epoca dei fatti incaricato di seguire i vari procedimenti. A suo carico si ipotizzano violazioni delle normative del testo unico sull’ambiente in un fascicolo che racconta un altro capitolo di una storia fatta di leggi ignorate e ambiente devastato. La nuova inchiesta si aggiunge alle tante che negli anni hanno fatto la storia giudiziaria della discarica. In questo caso, secondo l’autorità giudiziaria, non sarebbero state rispettate le normative riguardanti lo smaltimento del percolato prodotto dai rifiuti crollati nel sito di la Torre. Accusa che ora dovrà essere provata nel corso del processo.
La cronaca racconta che dopo il crollo della discarica venne dichiarato lo stato di emergenza e l'allora presidenza del consiglio stanziò due milioni per i lavori di messa in sicurezza. Ma per la Procura (è l’accusa di una precedente inchiesta) quei lavori, affidati all’epoca alla prefettura come stazione appaltante, non sarebbero stati eseguiti come da progetto esecutivo.
Secondo la Procura sarebbe stato fatto meno di quanto previsto. In particolare, i teloni stesi per coprire l'enorme cumulo di rifiuti della discarica crollata non sarebbero stati sufficienti così come l’adozione di altre misure. Quell’inchiesta, all’epoca, nacque dalle denunce del comitato dei residenti di contrada La Torre. Inchiesta, quella sui teloni, da cui è nato un processo che si è concluso con la condanna in primo grado del collaudatore, condanna poi rivista in Appello. Nel frattempo solo qualche mese fa il sindaco Gianguido D’Alberto è stato nominato commissario ad acta per gli adempimenti necessari nell’ambito della convenzione sottoscritta con la Regione che dà il via all’operazione bonifica. Il provvedimento ha ufficializzato l’assegnazione al Comune di 2,6 milioni di euro derivanti dal Masterplan e destinati agli interventi necessari per la definitiva tombatura del sito.
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