Tifoso morto di overdose, amico a processo

Il gup respinge il patteggiamento e rinvia a giudizio l’uomo accusato di aver ceduto la droga a “Culone”
TERAMO. Ci sarà un processo per la morte del tifoso teramano Valerio Giannobile, il 27enne conosciuto da tutti come “Culone”, che nell’ottobre del 2016 venne stroncato da una overdose di eroina mentre si trovava in casa di alcuni amici.
Così ha deciso ieri pomeriggio il gup Domenico Canosa che ha respinto il patteggiamento chiesto per il 28enne Gianluca Di Ferdinando, il teramano accusato di morte come conseguenza di altro reato perchè secondo l’accusa sarebbe stato lui a cedergli la sostanza stupefacente e di alcuni episodi di spaccio. Il patteggiamento, chiesto dalla difesa dell’uomo (rappresentata da Renzo Di Sabatino) e accordato dalla Procura (pm titolare del fascicolo Andrea De Feis), era di un anno ed otto mesi. Il gup, però, non ha ritenuto la pena congrua, in particolare per l’aspetto riguardante l’accusa delle cessioni e ha rinviato a giudizio l’uomo fissando per il 3 aprile la prima data del processo. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile assistiti dall’avvocato Eugenio Galassi (ieri mattina in aula e ieri pomeriggio coinvolto nel drammatico incidente avvenuto sul Lotto zero e di cui riferiamo in altra pagina). Dice l’avvocato Di Sabatino: «E’ una vicenda dolorosa per tutti, soprattutto per i familiari della vittima. Ma lo è anche per il mio assistito che era un amico della vittima. La nostra richiesta del patteggiamento era finalizzata a chiudere in tempi brevi una vicenda che reca sofferenza a tutti. Così non è stato. Affronteremo serenamente il processo».
Giannobile era un conosciutissimo tifoso del Teramo calcio. La tragedia avvenne a Colleparco, nell’abitazione di alcuni amici, gli stessi che chiamarono i soccorsi dopo aver trovato l’uomo riverso a terra sul pavimento del bagno. Immediato l’intervento degli operatori del 118, ma per il 27enne non ci fu niente da fare. L’autopsia disposta dalla Procura confermò le ipotesi circolate sin dall’inizio: ovvero la morte causata da una overdose. In questi anni le indagini, affidate alla squadra mobile, hanno ricostruito con un lavoro certosino tutto quello che avvenne in quell’abitazione ma anche gli incontri in precedenza.
Decine i testimoni sentiti come persone informate sui fatti, altrettanti gli accertamenti tecnici disposti ed eseguiti anche con gli esperti della scientifica all’interno dell’abitazione in cui il ragazzo si sentì male. In questi anni, in città, molte sono state le iniziative di solidarietà fatte per ricordare il giovane tifoso biancorosso. (d.p.)
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