Tiro a segno, si punta al salto di qualità

L’associazione che lo gestisce progetta di ampliare la struttura e renderla idonea a ospitare gare internazionali
TERAMO. Tra “sparare” e “tirare” passa una bella differenza. Il primo gesto implica, nel migliore dei casi, l’autodifesa e ha poco o nulla a che vedere con lo sport. Il secondo, invece, implica concentrazione, equilibrio, tecnica: in una parola, disciplina. Questa sostanziale divergenza è la prima regola che si apprende quando si varca la soglia dell’area che ospita l’impropriamente detto “poligono” dell’Acquaviva. Il nome di “Tiro a segno nazionale” che identifica anche l’associazione teramana che gestisce l’impianto rende da subito evidente il tipo di attività che qui si pratica. «Si tira, non si spara», premette il presidente Armando Scalzone, «un’arma di per sé non è pericolosa, il rischio proviene da chi la usa se non sa farlo».
Nel perimetro sottoposto a demanio militare da vent’anni compiuti proprio quest’anno è ripresa l’attività sportiva e istituzionale che insegna a maneggiare pistola e carabina, ad aria compressa o a fuoco, centrando un bersaglio di diametro massimo corrispondente più o meno al fondo di una bottiglia. L’associazione teramana di strada ne ha fatta tanta, con ottimi risultati a livello nazionale nei campionati giovanili delle diverse discipline praticate dopo aver di fatto rivitalizzato uno spazio rimasto a lungo in abbandono. L’impianto attualmente si compone di uno “stand a fuoco” con bersagli a 25 metri e di una palestra per armi ad aria compressa da dieci metri. «Abbiamo fatto tutto da soli, senza alcun contributo statale», sottolinea con orgoglio Scalzone, «ma contando unicamente sulle quote sociali e di utilizzo delle strutture».
Non è affatto poco, ma le ambizioni sono ancora più alte. «La palestra ad aria compressa è predisposta per gare internazionali», fa sapere il presidente, «mancano interventi per 120mila euro su impiantistica interna, con potenziamento del fotovoltaico, e logistica». A regime la struttura ospiterà fino a 34 postazioni di tiro e sarà la più grande del Centro Italia nel suo genere. Un progetto già avviato riguarda il recupero dell’edificio storico del Tiro a segno nazionale. Si tratta di un immobile risalente al 1861, che fu tenuto a battesimo dal figlio di Giuseppe Garibaldi e destinato a diventare il “salotto” del centro sportivo del tiro a segno. «Sarà il fulcro dell’area ristoro», spiega Scalzone, «e ospiterà l’ufficio del presidente». C’è da fare i conti, però, con la burocrazia della ricostruzione post sisma. L’edificio è stato compromesso dalle scosse a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017 e va ripristinato seguendo la procedura prevista. «Abbiamo avviato l’iter con l’Ufficio speciale per la ricostruzione», fa sapere il presidente, «e speriamo che arrivi a conclusione il prima possibile».
L’obiettivo è sistemare anche l’area esterna circostante la struttura originaria per dedicarla ai bambini e all’ospitalità necessaria al salto di qualità dell’impianto. Nei piani dell’associazione rientra anche la riapertura dell’ingresso storico al tiro a segno, situato sul lato dell’area del demanio militare nei pressi della scuola media D’Alessandro e del PalaBinchi, con l’allestimento di un percorso pedonale interno per tutti. Il progetto più rivolto al futuro, però, riguarda l’ampliamento dell’offerta sportiva a livello agonistico. L’ampio spazio libero nel perimetro assegnato dall’associazione verrà utilizzato per uno “stand a fuoco” da 50 e 100 metri. E’ il tassello che manca per fare del Tiro a segno teramano una struttura di livello internazionale. «Ce la faremo», conclude Scalzone, «non ho dubbi».
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