Tirocini formativi, il 42% si è trasformato in lavoro

Positivi i dati della Provincia: 184 persone su 382 hanno avuto un contratto anche se nella maggior parte dei casi si tratta di impieghi a tempo determinato
TERAMO. Il 48, 2% dei tirocini formativi (184 persone su 382) si sono trasformati in contratto di lavoro, nel 13,4% dei casi a tempo indeterminato. E’ questo il primo dato che salta all’occhio nella rilevazione statistica dela Provincia (marzo 2015) sui tirocini formativi finanziati con fondi europei Por. Quasi la metà dei tirocinanti assunti ha avuto un contratto dallo stesso datore di lavoro presso il quale ha svolto la formazione. Al 23,26% dei tirocinanti è stato fatto un contratto a tempo determinato; al 2,9% un contratto di apprendistato; al 4,5% un contratto a progetto; al 2,4% un contratto a tempo determinato per sostituzione.
«E’ un segnale che va colto come una piccola ma significativa inversione di tendenza», afferma la consigliera delegata alle politiche del lavoro Tonia Piccioni, «in un periodo che vede la disoccupazione come il principale problema Europeo e che sottolinea il valore strategico del tirocinio, che indubbiamente favorisce l’ingresso nel mondo del lavoro perché offre a chi lo cerca la possibilità acquisire un bagaglio di formazione sul campo e a chi lo offre di valutare competenze e compatibilità di chi si propone. Interessanti anche i dati sui settori che impiegano: il manifatturiero, il turismo e i servizi socio-sanitari sono in testa alla classica. Tutti elementi che potranno essere utili al gruppo ristretto di esperti dell’Osservatorio per lo sviluppo che sta lavorando al documento che andrà ad individuare le azioni strategiche che potrebbero essere intraprese a sostegno al nostro sistema produttivo». Il settore lavoro della Provincia ha speso tutta la cifra assegnata dal Por: 670mila euro sui 672mila concessi.
Ma quali sono le posizioni di tirocinio più richieste dalle imprese? Al primo posto –fa sapere ancora il settore lavoro della Provincia – troviamo gli addetti alla segreteria; a seguire ci sono gli impiegati amministrativi, gli addetti alla contabilità, il commesso, l’assistente sociale, il cameriere, il magazziniere, il barista, l’addetto all’infanzia, l’archivista. Figure, quindi, decisamente tradizionali e poco legate ai servizi innovativi e al marketing.
«Bisognerebbe capire», osserva in proposito la consigliera Piccioni, «ed è questa un’analisi che dovremo fare, quali sono le ragioni dell’impresa quando non procede a contrattualizzare il tirocinante. Se sono legate alla formazione o insufficiente formazione del tirocinante oppure ai costi d’impresa e del lavoro. Informazioni utili a comprendere le esigenze del territorio e a indirizzare la nuova programmazione dei fondi europei».

