Tortoretano condannato a morte Parte l’appello al nuovo governo

L’imprenditore Denis Cavatassi è in un carcere thailandese accusato dell’omicidio di un socio in affari Interviene il movimento civico Vibrata-Laga: «Nel processo non ha avuto la possibilità di difendersi»
TORTORETO. Da Tortoreto il primo appello per il nuovo governo Conte sulla vicenda dell’imprenditore prigioniero in Thailandia: «Siamo preoccupati per le sorti e le condizioni di Denis Cavatassi, lo Stato italiano si muova».
A scriverlo è il movimento civico Val Vibrata-Monti della Laga, guidato dal consigliere comunale tortoretano Domenico Di Matteo ma che nel direttivo annovera anche Adriano Cavatassi, fratello dell’imprenditore condannato alla pena di morte in Thailandia. Già nei primi mesi dell’anno i riflettori si erano riaccesi sulla vicenda dell’imprenditore tortoretano 50enne che è accusato di essere il mandante dell’omicidio del socio in affari Luciano Butti avvenuto nel 2011 e che è in carcere nel paese asiatico in attesa del terzo grado di giudizio. Tra le personalità che si erano interessate alla questione, anche il ministro degli esteri del governo Gentiloni Angelino Alfano. Poi, nelle settimane successive al voto delle elezioni nazionali, i riflettori sono tornati a spegnersi, mentre a Palazzo Chigi si insediava il nuovo consiglio dei ministri. Ora il movimento civico vibratiano ripercorre la vicenda di Cavatassi per renderne edotto il nuovo governo firmato Movimento 5 Stelle e Lega, cogliendo l’occasione per riscrivere anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «La vicenda di Denis Cavatassi è ormai da tutti conosciuta e presenta aspetti drammatici che lasciano tutti noi cittadini sconcertati: un nostro concittadino condannato alla pena di morte in virtù di un processo nel quale il diritto di difesa è stato assai sacrificato. Ora il giudizio è all’esame della Suprema Corte Thailandese, una istituzione di sicuro prestigio che ci auguriamo possa vagliare con perizia le risultanze processuali ed emettere una sentenza rispettosa dei principi di diritto che ponga riparo alle indubbie mancanze delle due prime pronunce. Intanto Denis attende in carcere da oltre un anno e mezzo in condizioni di assoluta sofferenza. Denis ha sempre proclamato la sua innocenza e ha sempre rispettato le regole, mantenendo un comportamento onesto e corretto. Non ha mai cercato di sottrarsi alla giustizia e, sicuro della sua innocenza, ha affrontato tutti i gradi di giudizio a cui è stato sottoposto».
Il movimento, che per statuto fa propri i principi sanciti dalla Costituzione e rappresenta la comunità locale «ne tutela i diritti e ne promuove la crescita», rappresenta alle istituzioni la «preoccupazione per le sorti del concittadino» e chiede «di muovere ogni passo possibile verso la Thailandia affinché si ponga tutta la dovuta attenzione per arrivare a una giusta soluzione della vicenda e Denis possa finalmente riacquistare la libertà».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

