Tra burocrazia e pandemia «il medico di base non ce la fa»

TERAMO. «Il medico di base non ce la fa più».Inizia così l’accorato appello di Siriano Cordoni, che spiega la miriade di impegni e attività a cui un medico di famiglia deve far fronte, soprattutto in...
TERAMO. «Il medico di base non ce la fa più».Inizia così l’accorato appello di Siriano Cordoni, che spiega la miriade di impegni e attività a cui un medico di famiglia deve far fronte, soprattutto in questo periodo.
«La voluta burocrazia imbriglia e stravolge quella che era una meravigliosa professione, basata sulcontatto umano, sul rapporto di fiducia, scaricando sul medico di famiglia tutte le responsabilità, moltiplicando le motivazioni dei contatti. Centinaia tra telefonate, sms, whatsapp, mail dovendo gestire potenziali infetti da comunicare (in successione: stampare il modello specifico, altrimenti il Siesp non lo accetta, riempire a penna il tutto tra anagrafica, Cf, diagnosi, nomi dei parenti, numeri di telefono, indirizzi di domicilio se diverso da quello di residenza, scansionare il modello, trasformarlo in Pdf, accedere a gmail, inviare, mettere in archivio)», scrive il medico. Ma non è tutto si passa dagli isolamenti da gestire tre volte al giorno (verificare temperatura, saturazione, sintomi, terapia, informazioni di isolamento, delucidazioni sui contagi) a decine di tipo di certificazione, alcune complicatissime da stilare on line «è necessaria una laurea in informatica». L’elenco è lunghissimo e include anche i risultati dei tamponi e la campagna di vaccinazione, oltre all’attività routinaria.
E sempre meno tempo per le visite domiciliari. In tutto ciò i medici si ammalano: «La fretta la frenesia, fa abbassare le misure di sicurezza sulle nostre persone. Non a caso i medici di famiglia son coloro che stanno pagando un tributo di morti più alto fra le professioni sanitarie», osserva Cordoni che invita «a prendere atto della situazione a trovare le soluzioni opportune. Ne abbiamo il dovere».

