Traffico di rifiuti, cinque assoluzioni

5 Dicembre 2018

A giudizio erano finiti un imprenditore di Giulianova, la moglie e tre collaboratori: per il tribunale il fatto non sussiste

TERAMO. Nessun traffico di rifiuti e nessuna truffa con gli olii esausti: è una sentenza di primo grado, a quattro anni dai fatti, a mettere un primo punto fermo all’inchiesta che nel 2014 portò agli arresti domiciliari un imprenditore e quattro suoi collaboratori all’epoca accusati di associazione a delinquere, furti e truffa nell’ambito dell’indagine portata avanti dalla Procura distrettuale (titolare del fascicolo David Mancini). La sentenza, al termine di una lunga istruttoria dibattimentale con decine di testi ascoltati, è stata emessa ieri pomeriggio dal giudice monocratico Flavio Conciatori. Gli assolti sono Carlo Benincaso, di origine campana ma residente a Giulianova, all'epoca dei fatti titolare dell'azienda Adriatica Ambiente, la moglie Anna Milone, collaboratrice dell'azienda, e i collaboratori Luca Ansidei, di Giulianova, Franco Costanzo, di Notaresco, Massimo Aquilano, di Ortona. I cinque sono stati difesi dagli avvocati Alessandro Angelozzi, Gianluca Carradori e Giovanni Macè. Per gli imputati la pubblica accusa aveva chiesto una condanna a quattro anni ciascuno. Per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere sessanta giorni, ma è evidente che per il tribunale nessuna prova si sia formata nel corso del dibattimento visto, tra l’altro, la formula del fatto non sussiste.
L'attività investigativa dei carabinieri del Noe era iniziata nel giugno 2011 dopo una serie di segnalazioni di aziende concorrenti alla Adriatica Ambiente, due delle Marche, una di Teramo e una dell'Aquila, ma anche dopo una serie di denunce di ristoratori che segnalavano effrazioni e furti di olio usato da smaltire, sia in Abruzzo che nelle Marche. Tra i reati contestati ai cinque l'associazione per delinquere finalizzata a commettere una serie di reati in materia di rifiuti e contro il patrimonio ai danni di aziende concorrenti, ma anche la truffa, il furto e il traffico illecito di rifiuti. Secondo l'accusa gli imputati si sarebbero spinti fino a rubare l'olio dalle campane per la raccolta. E anche ad andare dai ristoratori, che avevano convenzioni per lo smaltimento con altre ditte, e a ritirare l'olio facendo credere loro di essere operatori della concorrenza. L'accusa aveva stimato che l'attività avesse causato alle ditte che ricevevano una concorrenza sleale una perdita economica annuale di almeno 200mila euro in termini di minori quantità di rifiuto raccolto. Accuse, quelle ipotizzate dalla Procura, che non hanno trovato conferma durante il processo di primo grado concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati.
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