Tratta sulla Bonifica, processo bis
In aula il racconto di alcune delle ragazze costrette a prostituirsi
TERAMO. Riparte davanti a nuova Corte d’assise (presieduta dal giudice Claudia Di Valerio, a latere Emanuele Ursini più i giudici popolari) il processo per lo sfruttamento della prostituzione e la tratta sulla Bonifica del Tronto con cinque nigeriani imputati all’epoca colpiti da ordinanza di custodia cautelare. In aula, tra i primi testi, una delle ragazze. La donna racconta l’arrivo in Italia nel 2015 su uno dei tanti barconi in mare salpati dalla Libia dove lei, dice, è giunta dalla Nigeria e dove è rimasta un anno nelle mani di alcuni connazionali che l’hanno costretta a prostituirsi. Poi l’arrivo in Sicilia, la permanenza a Palermo e poi l’arrivo prima nelle Marche, a Castel di Lama, e poi in Abruzzo a Martinsicuro.
Le ordinanze di custodia all’epoca furono eseguite tra Marche e Abruzzo dalla squadra mobile di Teramo nell'ambito di un’ operazione coordinata dalla Dda dell'Aquila (ieri rappresentata in aula dal pm Simonetta Ciccarelli). La corposa indagine era nata da una precedente inchiesta scattata sempre nell’ambito di operazioni legate al reato di tratta.
L’operazione “Pesha”, appunto dal nome dato alla cellula che da Martinsicuro era arrivata ad Ancona con, secondo l’accusa, un giro d’affari illeciti in diversi ambiti. Secondo l’accusa gli affiliati residenti a Martinsicuro, tre dei quali rivestivano ruoli di responsabilità e avevano interessi in particolari settori. Se lo spaccio di droga, più fiorente in altri territori, era un’attività residuale, i nigeriani che operavano nella parte nord della nord della provincia di Teramo gestivano un giro di prostituzione sulla Bonifica.(d.p.)

