Trattamento anti-ictus Il Mazzini è nella top ten

6 Dicembre 2017

La radiologia teramana è settima in Italia e seconda nel Centro-Sud dopo Roma Nel 2017 eseguiti 69 interventi per via percutanea, il numero più alto dal 2011

TERAMO. L’ospedale di Teramo torna alla grande a primeggiare fra gli ospedali italiani nel trattamento dell’ictus per via endovascolare. Nella classifica degli ospedali, appena resa pubblica e aggiornata ai primi sei mesi del 2017, il Mazzini figura al settimo posto in Italia. O, se si preferisce, al secondo posto nel Centro-Sud, dopo il policlinico Tor Vergata di Roma.
Gli interventi eseguiti al Mazzini dal 2011, da quando è stato creato il registro endovascolare ictus sono stati 335, di cui 69 nel 2017, il numero più alto di tutti gli anni presi in considerazione. Ma, prevede il primario radiologo Vincenzo Di Egidio – che attua questa tecnica salvavita all’ospedale di Teramo da 9 anni – con i dati dell’ultimo semestre del 2017, forse il Mazzini scalerà qualche altra posizione.
Il trattamento è una procedura per via percutanea, senza bisogno di un accesso chirurgico: una disostruzione endovascolare in anestesia totale, che si pratica dopo la terza ora quando il trattamento farmacologico non è più possibile o non ha sortito effetto. Procedura possibile grazie al lavoro coordinato di tutti i medici radiologi. In particolare interagiscono i radiologi che si occupano di diagnostica (Antonio Bernardini, Emanuela Algeri, Laura Conti, Antonella Costanzi, Maria Paola Di Bartolomeo, Valentina Felli, Francesco Navarra, Paola Franchi, Maria Cristina Galliano, Antonio Gennarelli, Francesca Iannessi, Giaseppe Lanni, Silvia Roiati) e quelli dell’unità semplice di radiologia vascolare diretta da Edoardo Puglielli (Veronica Di Mizio, Ruggero Lattanzi e Federica De Filippis).
Trattamenti, quelli eseguiti sull’ictus al Mazzini, che vanno via via evolvendosi. «Abbiamo messo a punto con la risonanza magnetica un nuovo metodo di studio funzionale del parenchima cerebrale per mettere in evidenza l'estensione del core ischemico rispetto all'area di penombra: se è molto esteso non può essere trattato», spiega Di Egidio, «con l'affinamento di tutte le metodiche pre e post intervento, sono stati ridotti tutti i tipi di complicanze: siamo al di sotto della media europea sia per quelle durante la procedura che a distanza. Risultati possibili anche grazie al personale di supporto tecnico e infermieristico, oltre alla già ben nota collaborazione clinica con i neurologi diretti da Maurizio Assetta e all'assistenza intraoperatoria di tutti gli anestesisti e rianimatori».
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