Travolto sulla bicicletta, muore a 19 anni
Il giovane nigeriano stava andando a lavorare. Trascinato per 200 metri sulla statale 80 dall’automobile dell’investitore
TERAMO. Il suo sogno italiano di una vita diversa è finito per sempre insieme ai suoi 19 anni, spazzato via da una macchina su quella strada che percorreva ogni mattina in bici per andare a lavorare.
Alex Efosa Osaremwinda, nigeriano da più di 10 anni in Italia, è morto sul colpo travolto dalla vettura di un 60enne e trascinato per duecento metri sulla statale 80, a Sant’Atto. Un colpo violento con la bicicletta finita contro il parabrezza della macchina che procedeva nello stesso senso di marcia su un tratto di strada senza illuminazione pubblica e al buio come può essere in inverno alle 5.30 del mattino. L’automobilista si è fermato sotto shock, i soccorsi sono stati immediati con le ambulanze del 118 arrivate in pochissimo tempo ma per il giovane non c’è stato nulla da fare. I rilievi della polizia stradale racconteranno in un verbale la dinamica dell’ennesima tragedia sulle strade teramane e l’inchiesta della Procura con l’automobilista indagato per omicidio stradale (i test antidroga e dell’alcol e subito eseguiti come prescrive la legge sono risultati negativi) avrà il suo corso nelle aule di tribunale: il sogno italiano di questo 19enne, dipendente di una ditta di pulizie che si occupa anche del servizio al centro commerciale, resterà uno dei tanti inseguiti, afferrati e svaniti in una manciata di secondi.
Lo schianto sulla statale
e i soccorsi del 118
L’allarme è scattato alle 5.30 quando alla centrale del 118 è arrivata la richiesta di intervento: le ambulanze sono giunte subito sul posto ma per il ragazzo non c’è stato nulla da fare. Il 19enne, che viveva a Piane Sant’Atto con alcuni connazionali, era da poco uscito dall’abitazione per raggiungere il posto di lavoro: così come faceva ogni mattina percorreva la statale 80 in sella alla sua bicicletta senza che la due ruote, hanno accertato gli agenti, avesse le luci accese. La vettura, guidata da un 60enne del posto anche lui sulla strada del lavoro, lo ha colpito e travolto facendolo finire contro il parabrezza e trascinandolo per circa duecento metro fin sotto un cavalcavia. La bicicletta, rimasta a terra è stata colpita, da una seconda macchina che seguiva quella dell’investitore.
Agli agenti della stradale il 60enne, sotto shock, ha raccontato di non aver assolutamente visto la bicicletta che lo precedeva e di non essersi subito reso conto di aver investito una persona. In quel momento su quel tratto di statale si trovavano a passare altre automobilisti, vista la vicinanza con il nucleo industriale: molti hanno assistito al drammatico scontro e le loro testimonianze sono già nei verbali della polizia insieme ai primi rilievi fatti sull’asfalto. Sono in corso accertamenti anche per verificare l’esistenza, nella zona, di telecamere di impianti di videosorveglianza le cui immagini potrebbero aver ripreso i drammatici momenti dell’investimento mortale.
Mezzi sequestrati
e niente autopsia
Macchina e bicicletta sono stati sequestrati su disposizione dell’autorità giudiziaria (pm di turno Enrica Medori) che non ha disposto l’autopsia e già in mattinata ha dato il nulla osta alla sepoltura. Non è escluso che nei prossimi giorni la salma possa essere rimpatriata dopo che saranno rintracciati i familiari del giovane che era arrivato in Italia da oltre dieci anni. Era in regola con il permesso di soggiorno, aveva un contratto di lavoro e chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo «sempre disponibile con tutti». Aveva 19 anni e sognava una vita diversa.
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