Tre condanne per la maestra paralizzata

16 Dicembre 2015

Crollò un parapetto, lei precipitò: pena di un anno al dirigente scolastico, al tecnico del Comune e al direttore dei lavori

TERAMO. Da cinque anni vive su una sedia a rotelle. Nel frattempo ha ripreso ad insegnare, caparbiamente, senza arrendersi. Ma la sua vita è cambiata da quel maledetto 25 maggio 2010, quando il parapetto del cortile della scuola elementare di Mutignano crollò di schianto e lei, la maestra Lusiana Rapone, che allora aveva 27 anni, precipitò da un’altezza di tre metri rimanendo paralizzata.

Non fu una fatalità: quel muretto era stato costruito male e per questo ci sono dei responsabili. Così ha stabilito ieri il giudice monocratico Roberto Veneziano che ha condannato tre persone, assolvendo una quarta, per l’accusa di lesioni personali gravissime colpose. Il tribunale ha inflitto un anno ciascuno, pena sospesa, all’ex dirigente scolastico della direzione didattica di Pineto Gaetano Avolio, all’ex responsabile dell’area tecnica, manutenzione e ambiente del Comune di Pineto Donato D’Evangelista e all’allora direttore dei lavori commissionati dall’Ipab Ercole Ferretti, difesi rispettivamente dagli avvocati Fabio De Massis, Franca Di Giacinto e Gugliemo Marconi. Assolta invece, per non aver commesso il fatto, Monia Candelori, difesa dall’avvocato Tommaso Navarra, all’epoca dei fatti segretario dell’ex Ipab, l’ente proprietario dell’edificio scolastico.

D’Avolio, D’Evangelista e Ferretti, insieme al ministero dell’Istruzione (citato come responsabile civile) sono inoltre stati condannati al risarcimento del danno da quantificare in separata sede. I familiari della maestra si sono costituiti parte civile, rappresentati in giudizio dall’avvocato Enzo Formisani, il quale ha espresso il propri compiacimento per la celerità con cui il giudice Veneziano ha condotto il processo, nonostante la sua complessità. Del resto la sentenza sarà quasi certamente impugnata in appello dai condannati e si avvicina il termine per la prescrizione del reato.

Nel corso delle indagini, una perizia esaminata in sede di incidente probatorio, e quindi utilizzata come prova nel dibattimento, aveva accertato che il parapetto non era a norma sia per quanto riguarda l’altezza – inferiore al minimo stabilito dalle norme in materia di sicurezza – sia perché era stato realizzato in maniera tale da non reggere carichi di spinta laterali.

«Il nesso di causalità con l’evento traumatico», si legge nella perizia, «è da ricercare nella debolezza intrinseca del manufatto stesso, che per tipologia costruttiva non offre una resistenza adeguata alle sollecitazioni». Il perito aveva quindi espresso «un giudizio di non idoneità statica dei parapetti in mattoni sulla scorta delle norme tecniche vigenti all’epoca dei lavori di realizzazione e dei lavori di restauro. L’altezza del parapetto dal piano di calpestio è pari a circa 85 centimetri e pertanto inferiore al minimo di norma».

Era altamente probabile, dunque, come purtroppo avvenne, che il parapetto crollasse quando la maestra in un momento di pausa vi si appoggiò e avrebbe potuto cedere – come è stato evidenziato nel corso dell’ultima udienza del processo – anche sotto la spinta di un gruppo di bambini. Al termine della sua requisitoria il pubblico ministero aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati con pene variabili da 1 anno e 4 mesi a 1 anno e 6 mesi di reclusione. Il giudice ha inflitto pene leggermente inferiori, ritenendo non responsabile l’ex segretaria dell’Ipab.

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