Trebbiatura a Ferragosto: si raccoglie la canapa

TORTORETO. C’era una volta la canapa italiana famosa nel mondo, poi per tutti è diventata solo una droga mentre veniva sostituita dal petrolio, ora potrebbe rappresentare una rivoluzione verde ed...
TORTORETO. C’era una volta la canapa italiana famosa nel mondo, poi per tutti è diventata solo una droga mentre veniva sostituita dal petrolio, ora potrebbe rappresentare una rivoluzione verde ed economica. Ci crede fortemente un gruppo di ragazzi di Tortoreto, che la loro rivoluzione l’hanno cominciata due anni fa con un’idea visionaria: sono partito con mille euro e due ettari coltivati a canapa industriale, e oggi, proprio a Ferragosto, cominciano a trebbiare i 47 ettari della cooperativa di venti piccole aziende agricole a cui hanno dato vita nel marzo scorso. «Quei semi diventeranno farina senza glutine e poi pane e pasta e non solo, grazie all’unione con grani antichi e tipici della zona, ma anche olio ed integratori ricchi degli acidi grassi omega 3, 6 e 9, mentre i fiori diventeranno birra ed il loro cannabinolo sarà studiato dalla facoltà di bioscienze dell’Università di Teramo per le sue incredibili qualità», spiega uno dei fondatori della Hemp Farm, Alessandro Palumbo, che con il suo gruppo ha avviato per ora solo la produzione alimentare come primo passo, con prodotti di grande valore nutrizionale che hanno già attirato l’attenzione di botteghe e laboratori artigianali del teramano. «Ma se in Italia ci fossero investimenti ed una filiera completa, quelle piante di canapa potrebbero diventare carta, carburante, farmaci, mattoni e isolanti per l’edilizia, jeans e tessuti, ma anche vernici o persino tappetini per le automobili e chi più ne ha più ne metta. Il tutto di qualità, in maniera ecosostenibile e con grandi vantaggi anche economici: la coltivazione della canapa richiede poca acqua e nessun concime o trattamento chimico contro parassiti dannosi, poca lavorazione. La pianta si adatta ovunque, è utile per rigenerare i terreni e per combattere l’inquinamento e ha quattro volte la cellulosa degli alberi, che non dovremmo abbattere». Ovviamente alla Hemp Farm usano tipi di canapa legale, che hanno cioè meno dello 0,2% di Thc, il principio attivo psicotropo della marjuana e dell’hascisc. E’ quella canapa che i nostri nonni hanno lavorato fino al 1940, quando l’intera pianta (successivamente solo il principio attivo) divenne illegale, e che in Val Vibrata era diffusissima e richiestissima per la sua lavorazione, a metà tra quella picena e quella campana.
«C’è stato un gap generazionale. Molti anziani ci hanno appoggiato fin da subito, come nel caso di Giulio Fiore di Torano che ci ha messo a disposizione il suo antico mulino, perché ricordano il valore di questa pianta. Mentre la generazione dei loro figli, associa solo la parola “droga” alla canapa e ci guarda con diffidenza». (l.t.)
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