Trecento in corteo per invocare la pace

I bambini musulmani hanno aperto la fiaccolata di solidarietà al popolo palestinese. L’imam: non ignorate il genocidio
TERAMO. Sono stati circa trecento, ieri sera, a partecipare alla fiaccolata del comitato “Palestina che resiste” che si è snodata lungo le vie del centro storico.
A guidare il corteo i bimbi della comunità islamica teramana con striscioni e cartelli che recitavano “Giù le mani dai bambini”. Sono stati 120 i musulmani che hanno partecipato alla fiaccolata partita ieri sera alle 21 dai Tigli, con a capo l’imam Mustapha Batzami che ha dichiarato: «Chi tace di fronte a crimini così atroci deve riflettere sul valore del suo lato umano. Chi a a cuore le sorti dell’umanità non può tacere di fronte al genocidio».
Accanto alla comunità musulmana, rappresentanti delle associazioni e dei partiti: c’erano fra gli altri Valdo Di Bonaventura di Città di VIrtù, Vincenzo Cipolletti di Sel, Mario Ferzetti di Rifondazione Comunista, oltre a Giorgio Giannella di Officine Indipendenti. E non è mancata la polemica, visto che due esponenti del Pd, Lucia Verticelli e Ilaria De Sanctis hanno polemizzato contro i vertici del proprio partito e contro le istituzioni teramane, fra cui il sindaco Maurizio Brucchi, per «l’assenza colpevole» verso una manifestazione pacifista e trasversale.
Il corteo, illuminato da fiaccole e colorato da bandiere palestinesi insieme a quelle della pace, è arrivato dopo una sfilata lungo corso San Giorgio, in piazza Martiri poco prima delle 22. Qui alcuni partecipanti hanno preso la parola da Claudia Di Gregorio di Rifondazione Comunista, che ha dato i tremendi numeri delle vittime palestinesi del conflitto sulla striscia di Gaza, allo stesso imam che ha parlato anche di «ulivi sradicati, per noi sono piante benedette», lanciando un appello «a non chiudere gli occhi, la Palestina non esiste più». In diversi interventi è stato criticato il «silenzio accondiscendente dell’occidente e del governo italiano che consente la vendita di armi italiane all’esercito israeliano». Un messaggio che fa il paio con slogan come «No alle armi israeliane» o «Netanyahu assassino»
Abbinata alla manifestazione, una raccolta fondi e farmaci destinati all’emergenza umanitaria nelle zone del conflitto.
Marianna De Troia
©RIPRODUZIONE RISERVATA

