Tredicenne autistico resta senza assistenza
C’è la struttura pronta ad accoglierlo ma la Asl non autorizza le cure a tempo pieno
ROSETO. Prima il dramma di non trovare una struttura residenziale adeguata in Abruzzo in cui inserire il figlio tredicenne autistico, di cui non è più in grado di prendersi cura. Oggi quello di non poterlo portare nemmeno a Rimini, nel centro “Una luce sul mare”, perché la Asl non gli concede l’autorizzazione all’inserimento con il rapporto 1 a 1, ovvero con l’assistenza dedicata 24 ore su 24.
Quella di G.D.E., 70 anni, di Roseto, è una storia che accomuna tanti genitori di bambini autistici. E nonostante siano passati diversi mesi da quando ha raccontato pubblicamente la sua storia la sua voce è rimasta inascoltata. A portare nuovamente sotto i riflettori la vicenda è l’associazione Autismo Abruzzo Onlus, che ribadisce la sua vicinanza a G. in questa battaglia. Una battaglia di civiltà anche perché l’uomo, cardiopatico e diabetico, e che da poco ha perso la moglie per una dolorosa malattia, non sa più come fare per garantire al figlio la giusta assistenza. «G. deve occuparsi da solo del figlio, da poco è morta anche la moglie», ricorda Dario Verzulli, presidente dell’associazione Abruzzo Onlus, «Ma nessuno finora ha raccolto le difficoltà di questa famiglia che da anni si batte per una “presa in carico” globale nei pressi del luogo di residenza». Ma non solo. Perché nonostante il padre sia riuscito a trovare una struttura adeguata ad accoglierlo oggi non può portarcelo perché l’unità di valutazione della Asl di Teramo ha autorizzato si l’inserimento del ragazzo in una struttura residenziale ma con servizio standard. «Una Luce sul mare” è disposta ad accoglierlo, ma per assicurare al ragazzo adeguata assistenza la struttura richiede l’autorizzazione del rapporto 1 a 1. Si tratta di un’assistenza dedicata e specializzata 24 ore su 24 dovuta all’autismo e alla tenera età, che ovviamente ha un costo più alto», continua Verzulli, «Ma la Asl di Teramo non ritiene opportuno tale servizio. Nel frattempo padre e figlio vagano e soffrono, appesi alla volontà di un singolo che decide sulla base di numeri, incapace di valutare il diritto delle persone». Intanto G. oltre all’incertezza sul futuro del figlio, si trova a dover affrontare i problemi quotidiani nella gestione del ragazzo, a partire dalla necessità di garantirgli tutti i giorni il trasporto a Teramo le terapie riabilitative al centro diurno. «Se il Comune, la Asl, la Regione, facessero quanto previsto dalle norme queste situazioni non ci sarebbero», continua Verzulli, «Tutti sanno, tutti conoscono, nessuno interviene per applicare le norme e riconoscere il diritto del ragazzo a una vita dignitosa. Lo sa il Comune di residenza che però piuttosto che individuare soluzioni propone al padre la compartecipazione alle spese per il viaggio necessario alle terapie. Lo sa la Asl di Teramo che applica la legge 134 del 2015 a singhiozzo e solo nella città di Teramo, costringendo gli utenti della sua provincia a viaggi della speranza o peggio a non fruire del servizio. Lo sa la Regione Abruzzo, ma nulla fa per combattere questo stato di cose. Sono anni nei quali raccontiamo di persone destinate presso strutture residenziali fuori regione alimentando così la mobilità passiva che esporta risorse e persone fuori regione». Nei prossimi giorni il padre del 13enne contatterà nuovamente la Asl per cercare una soluzione. E la speranza che qualcosa si sblocchi e che G. e il figlio possano guardare con un serenità al futuro.
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