Trema il record di presenze allo stadio

Allo zoccolo duro si sono aggiunte migliaia di tifosi “dormienti”, si possono superare i 5.784 paganti del derby dell’85
TERAMO. La serie B è lì, a un passo, così vicina che sembra di poterla toccare. Se n’è accorta anche quella che potremmo definire la “seconda piazza” della Teramo calcistica, ovvero le migliaia di appassionati “dormienti” che di solito seguono la squadra da lontano ma tornano allo stadio nei momenti speciali. Gli oltre 3.800 spettatori di giovedì con il Tuttocuoio sono il segno che la seconda piazza si è andata finalmente ad aggiungere alla prima, allo zoccolo duro costituito da poco più di un migliaio di tifosi che allo stadio ci sono sempre, comunque vadano le cose.
Il momento è storico e le prossime partite al Bonolis potrebbero frantumare record di presenze più o meno antichi. I 5.784 paganti-sardine di Teramo-Giulianova dell’84-85 in C2 resistono da trent’anni. Erano altri tempi, ed era un derby. Così come era un derby la finale play off del 2013 con L’Aquila in Seconda divisione: 4.773 paganti, record di presenze per il nuovo stadio e per l’era Campitelli. Sempre in tema di derby: sul podio ci sono i 4.491 paganti di Teramo-Giulianova del 2002 in C1, record dell’era Malavolta. Parevano numeri inarrivabili, visto l’andazzo generale delle ultime stagioni. L’anno scorso, pur primeggiando in Seconda divisione, il Teramo aveva una media spettatori appena sopra le mille unità. Quest’anno, prima della crescita esponenziale legata ai risultati, la media era intorno a 1.500. Ora c’è già chi azzarda la previsione di 5mila spettatori per Teramo-Lucchese dell’11 aprile. E se dovesse essere decisiva Teramo-Ascoli del 10 maggio, è facile ipotizzare il pienone (la capienza del Bonolis è di circa 7.500 spettatori).
Insomma: Teramo è una piazza particolare, freddina d’abitudine ma capace di grandi mobilitazioni. Ora è tempo di mobilitazione e basta farsi un giro in centro la mattina del sabato di Pasqua per capire che in città non si parla d’altro. Ecco, in piazza Martiri, un capannello di cui fanno parte due sportivi Doc come Rinaldo Cifaldi e Franco Chionchio. Il primo rivela agli astanti un gustoso retroscena: «Quando firmai il contratto con il Teramo in serie D, Campitelli mi disse che il suo obiettivo era arrivare in B». Cifaldi parla da tecnico e ha pochi dubbi sull’esito finale: «Il Teramo è la squadra migliore e per vincere serve la squadra, non i nomi che poi in campo vanno ognuno per conto proprio. È stato decisivo il cambio di modulo, il 5-3-2 ha esaltato l’organico a disposizione. Adesso, poi, al Teramo sta riuscendo tutto. Mai vista una squadra che vince un campionato con sole tre punte in organico». Chionchio, mito della pallamano e calciatore mancato: «La squadra mi piaceva fin dall’inizio, ma alla serie B chi ci pensava? Adesso ci credo, eccome». Si aggrega al gruppetto il supertifoso Lanfranco Core e riflette sul pubblico: «Tutta questa gente che viene ora allo stadio, prima dov’era? E assurdo che a Teramo manchi l’affezione alla squadra a prescindere dai risultati. Se andiamo in B servirà l’apporto del circondario per fare grandi numeri, come accade tuttora ad Ascoli». Passa Giusy Cingoli, avvocato di professione e giornalista sportiva per diletto (segue il Teramo per radio e tv da decenni). Il suo pensiero è per Campitelli: «Dobbiamo dire che a Teramo l’abbiamo sottovalutato. Eravamo ancora accecati da Malavolta e dai grandi nomi che ci portava. Se andiamo in B, dovremo rendergli il giusto omaggio e farci un esame di coscienza». Ennio Di Provvido, delegato provinciale della Figc, individua così il segreto del Teramo di Vivarini: «Questa squadra spende meno energie mentali delle altre, le rivali sono state divorate dallo stress».Un tifoso-intenditore è Peppino Mattielli, commerciante ed ex calciatore dilettante. «Non avrei mai pensato al Teramo in B fino a qualche giorno fa. Ora ci credo, più che nei 5 punti la differenza vera tra Teramo e Ascoli è nel gioco. Campitelli? È molto cresciuto negli anni. E Di Giuseppe come direttore sportivo ha sbagliato poco o niente».
In corso Cerulli assessori passati e presenti ragionano della volata con i piceni. Mauro Di Dalmazio: «Il campionato lo devi uccidere alla prossima». Giorgio Di Giovangiacomo: «Sì, se arrivi a giocartela all’ultima partita è pericoloso». Guido Campana taglia corto: «L’Ascoli pensasse a difendere il posto nei play off». E l’avvocato Anio Di Sabatino concorda: «Credo arriveremo all’ultima avendo già vinto il campionato, se così non sarà vedo difficile gestire due risultati su tre con l’Ascoli». Nello zoccolo duro della tifoseria ci sono anche donne e l’ultima parola spetta a due fedelissime. Paola Massarotti, da vent’anni in curva (ora anche con due figli): «M’infastidisce che allo stadio venga tanta gente solo quando si vince, il vero tifoso è sempre vicino al Teramo. Ora sono felice, ma anche disperata per l’anno prossimo. In B si gioca sempre di sabato, come farò con il lavoro?». Antonella De Santis: «Io sono contenta quando vedo lo stadio riempirsi, più siamo e meglio è». (d.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

