Trenta licenziamenti alla Gieffe Moda

6 Maggio 2014

Sant’Egidio, per ora 17 operai restano al lavoro in attesa dell’udienza sul concordato preventivo

SANT’EGIDIO. Trenta licenziamenti, per ora, alla Gieffe Moda di Sant’Egidio. Giovedì sono state firmate le lettere di licenziamento nell’azienda del gruppo Montefiore che ha fatto richiesta di concordato preventivo. Oggi i lavoratori andranno al centro per l’impiego per l’iscrizione alle liste di mobilità. La procedura è stata aperta, con il placet degli organi della procedura, per 40 persone. Al lavoro attualmente restano in 17. Ma il loro futuro è appeso a un filo. «La Gieffe ha presentato una proposta per aggiornare il piano concordatario, volta a far ripartire un minimo di produzione. Speriamo che il piano sia fondato. Il rilancio ci sembra una prospettiva difficile ma speriamo che ci sia una valutazione positiva», commenta Emanuela Loretone della Filctem Cgil, «intanto noi siamo riusciti a trovare una quadra. Con sofferenza c’è stato un ricorso ai licenziamenti, e dire che la Montefiore rappresentava una sicurezza per chi ci lavorava. Ma è espressione anche di una sofferenza del territorio: è sintomo di una tendenza della provincia, che vede tutte le aziende in difficoltà, fra cassa integrazione e mobilità. Tempo fa eravamo i primi per Pil e ora siamo i primi per utilizzo di ore di cassa integrazione. Da gennaio siamo a un esubero di 400 lavoratori che potrebbero diventare 5-600 nei prosimi mesi, e molti nel tessile-abbigliamento. Torniamo a sottolineare che non ci sono investimenti sul territorio, mentre la politica discute di questioni generali».

«Abbiamo chiesto un incontro per coloro che rimarranno al lavoro per avere una proroga della cassa integrazione straordinaria», aggiunge Emidio Angelini della Uiltec Uil, «ci sarà un incontro in Provincia con commissari. Il giudice dovrebbe decidere l’11 giugno se accordare il concordato preventivo, altrimenti andrà in fallimento. In questo caso saranno riconosciute al personale solo tre delle tante mensilità arretrate, oltre al Tfr. In provincia ormai le procedure di mobilità sono talmente tante che non si contano più. Siamo arrivati al paradosso che i lavoratori sollecitano la mobilità, quindi i licenziamenti, perchè almeno di sicuro riescono a pagare i mutui: il versamento dell’indennità è regolare. E questo è un miraggio, visto che gli altri ammortizzatori vengono pagati ogni 4-5-6 mesi, per non parlare della cassa in deroga. La notizia positiva è che pare che 3 o 4 licenziate dalla Gieffe abbiano trovato ricollocazione». (a.f.)

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