Tribuiani e Mastrilli si sospendono dalla Lega

I due consiglieri: «Così non potrà nascere un altro gruppo leghista nell’assise Siamo i vincitori morali delle elezioni 2019, ora agiremo in modo autonomo»
GIULIANOVA. Continuano gli strascichi del caso Costantini, ovvero del passaggio del sindaco alla Lega. I consiglieri, ormai ex leghisti, Pietro Tribuiani e Gianni Mastrilli si sono autosospesi ufficialmente dal partito. Con tale scelta viene a generarsi “la variante giuliese” del partito di Matteo Salvini, che appare sempre più come una porta girevole buona per l’ingresso e per l’uscita. Ma la scelta dei due consiglieri cosa sottintende? Risponde il capogruppo Tribuiani: «Secondo lo statuto del partito, pena esclusione, non avrei potuto rifiutare ingressi all’interno del gruppo consiliare concordati con i vertici del partito. Se alla Lega avessero aderito in tre, saremmo stati messi in minoranza e il ruolo di capogruppo sarebbe stato riconosciuto a un consigliere eletto in una lista civica. Il simbolo con cui siamo stati eletti non può esserci tolto, ma agiremo da liberi consiglieri, come ci è stato richiesto da un legale della Lega. Chiaro è che un ulteriore gruppo della Lega all’interno dell’assemblea civica non potrà essere creato».
Con la nota divulgata ieri, Tribuiani e Mastrilli ribadiscono «il proprio dissenso verso le scelte fatte in modo totalmente autoritario dal coordinatore regionale del partito, senza nemmeno condividere tempi e metodi. Pertanto, come naturale conseguenza non possiamo conformarci secondo la nostra coscienza alle sue direttive e ci autosospendiamo dal partito, rimanendo fedeli a quei programmi in cui metà dei cittadini hanno creduto». I due consiglieri ribadiscono che la loro collocazione in consiglio comunale è tra i banchi dell’opposizione, con la consapevolezza «di essere i veri vincitori della competizione elettorale; se ci fossero state le regole sportive, l’attuale sindaco sarebbe stato squalificato a vita e lo scudetto sarebbe stato assegnato al secondo classificato».
Secondo i due eletti nel Carroccio il passaggio del sindaco alla Lega dopo aver vinto al ballottaggio per appena 59 voti, proprio contro quel partito cui si è contrapposto durante tutta la campagna elettorale «in modo feroce», raccogliendo i voti necessari per potercela fare proprio da quegli elettori contrari al partito di Salvini, rappresenta lo svilimento della democrazia e della volontà popolare. «Un inganno per tutti, sia vinti che vincitori, dove si certifica che la politica è asservita alle logiche di potere», concludono Tribuiani e Mastrilli, che annunciano d’ora in avanti interventi «autonomi e indipendenti».
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