«Troppi ospedali in provincia»
Scetticismo dopo l’incontro tra D’Alfonso e Mastromauro
GIULIANOVA. «Tenere quattro ospedali aperti in Provincia di Teramo è un suicidio, e comunque non avranno vita lunga visto che sono destinati a morire nel 2018 per effetto del decreto Lorenzin». Sintetico ma efficace il commento di Ginesio Picchini, consulente del Movimento 5 Stelle nel gruppo di lavoro per l’ospedale di Giulianova, sull’esito dell’ultimo incontro in Regione di lunedì scorso. «La politica non riesce più a governare l’intricato mondo della sanità pubblica», sostiene il consulente del M5S, «infatti rispetto all’ultima stesura del piano sanitario regionale sono stati fatti tanti passi indietro, tanto che gli ospedali sono ancora tutti aperti e ogni cittadina rivendica i propri diritti». La scelta di rinviare la decisione sull’ospedale costiero di primo livello – che il Comune giuliese vuole mantenere sul suo territorio – ad un ulteriore studio di fattibilità commissionato al direttore generale della Asl Roberto Fagnano è destinata ad alimentare a lungo il dibattito in città, anche se per ora i rappresentanti politici e istituzionali preferiscono non commentare. Il nuovo piano dovrà essere pronto per il 30 novembre, così come deciso nella riunione in Regione di lunedì scorso. Ma la scelta di una nuova fase di studio per molti sembra essere una mossa che serve a prendere tempo. «Il prossimo anno», continua Picchini, «per effetto del decreto Lorenzin, gli ospedali che non raggiungeranno un numero di ricoveri adeguati al territorio dovranno essere chiusi o accorpati. Tre ospedaletti provinciali non possono funzionare perché per legge i servizi devono essere adeguati ai bisogni reali. Oggi rischia l’ospedale di Giulianova e domani certamente quello di Atri». Secondo Picchini bisogna prendere esempio dalle Marche «dove questa razionalizzazione della sanità è stata realizzata in maniera lungimirante creando una rete ospedaliera integrata, senza doppioni e dove le strutture non si fanno concorrenza tra di loro». (m.l.)
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